ci vorrebbe un tablet

Avrei scritto mille cose, se ne avesssi avuto uno, ma anche un telefonino di questi tutti tecnologici che ci fanno essere connessi, sempre, con tutto il mondo.
Avrei scritto, di navi, di odore di porto, di gabbiani furibondi che inseguono la scia e poi di colazioni al tavolino con cornetto cremaeamarena e caffè macchiatoalle 6 del mattino.
Avrei scritto di concerti in piazza, di emozioni forti, di sicilia, di storie di pizzo e di ribellioni che hanno costato la vita ma anche di cattivo tempo, di pioggia, anche quiggiu’, che siamo piu’ vicini all’africa che al resto di italia.
avrei scritto di mia madre del suo sorriso di fronte ad una pizza in una serata in compagnia, e dei suoi capelli bianchi che mi sembrano piu’ belli ora che quando aveva quarant’anni.
Avrei scritto di libri che mi hanno travolto e di un nuovo lavoro, avrei scritto delle mille foto che ho fatto, dei volti che le incendiano e che ancora devo scaricare.
Avrei scritto del tempo che passa e che ci fa diventare grandi, delle piccole rughe che ho scoperto agli angoli degli occhi sorridenti.
Avrei scritto miliardi di cose se avessi avuto un tablet appunto, ma forse sarei stata mille volte piu’ sola nel mondo che mi circonda, condannata ad essere sempre per tutti ma mai veramente di nessuno.

maggio 23, 2012 at 1:11 pm Lascia un commento

Cambio di residenza

E poi è cambiato il sogno appunto.. e come Hermann Hesse qui di fianco insegna, non bisogna volerne trattenere alcuno.. Si, sono andata via anche da Napoli, se qualcuno me lo avesse detto solo qualche mese fa non ci avrei mai creduto.. Stavo bene, il mio sogno si era avverato, vivere tra gente piu’ simile a me, sentire addosso, sulla pelle il caldo appiccicaticcio del caos e dello smog.. i colori della mia terra cosi’ vividi e brillanti, come una ferita aperta, la gente cosi’ invadente e gentile.. a Napoli, non sei mai solo, ho scritto da qualche parte, fai parte di un tessuto, come una cellula di un grande organismo indipendente, la città ha le sue regole, il suo respiro, la sua musica. Sono felice di averne fatto parte, seppure per un periodo breve, nessun posto, sono certa, mi darà quella gioia, che veniva dal nulla, aprivo gli occhi, vedevo le mie pareti giallo-arancio della mia camera, sentivo il vociare dalla strada, sorridevo ed ero felice. Napoli mi ha guarito, ha sapientemente curato le mie ferite, reso piu’ forte, saro’ grata a questa terra e a questa gente per sempre.
Poi pero’ il sogno è cambiato appunto e credo si debba essere riconoscenti quando si riceve un dono cosi’ bello e avere il coraggio di mettere in ballo se stessi. Da inguaribile romantica credo che quando la vita ti fa incontrare l’uomo dei tuoi sogni, forse bisogna essere pronti a perdere qualcosa, e scegliere di quadagnarne una ancora piu’ importante.
Rileggendomi su queste pagine, ho parlato e straparlato di amore, ora so che parlavo soltanto di sofferenza che spesso ho confuso con l’amore.
Ma questo è un’altro argomento.
Ah si, dicevo della mia casa al centro storico..
Negli ultimi giorni l’ho saccheggiata, svuotata, a tal punto che non era piu’ mia, forse l’ho fatto di proposito, volevo sentirmi meno traditrice quando ho chiuso quella porta. Volevo non avere nulla da lasciare, ma dimenticavo che invece stavo lasciando un pezzo importante della mia vita, i miei amici, gli unici che ho mai avuto, mia madre, l’unica cosa che mi resta della mia famiglia.
Ma stavolta non sono sola, e tutto intorno mi sembra piu’ bello, i colori sono piu’ intensi, gli odori piu’ forti, il cuore e la mente spaziano verso nuovi, infiniti orizzonti.
Il mio verbo negli ultimi anni è stato ‘lasciare’ il prossimo sarà ‘restare’.
Se morissi domani, so per certo di aver conosciuto l’amore di un’uomo e per questo, vale la pena qualsiasi cosa.

gennaio 12, 2012 at 5:21 pm 3 commenti

finalmente ti ho trovato

Dev’essere questa cosa qui che chiamano amore.  Senza piu’ compromessi, non ci sono sconti, senza se ne pero’. Da quando io ti ho trovato, ogni volta che ti guardo mi sento felice.

dicembre 15, 2011 at 10:44 am 1 commento

una normale mezz’ora di follia

prendi le chiavi. esci. chiama l’ascensore. prendi la macchina. chiudi la macchina. prendi le altre chiavi. apri il cancello. scarica la spesa. prendi l’ascensore. scarica l’ascensore. posa la macchina. lascia le chiavi. paga il garage. prendi la posta. chiudi la cassetta. riprendi l’ascensore. cerca le chiavi. apri la porta. sali la spesa. non far uscire il cane. chiudi le porte che sbattono. metti a posto la spesa. accendi sotto la pentola. sintonizza il decoder. rispondi al citofono. apri la porta. apri la finestra, fai uscire il cane. metti a posto la differenziata. e’ arrivato un’sms, vedi chi e’. risponderai dopo. posa la coperta nell’armadio. sistema la pasta, il latte e l’olio. metti la tavola. l’acqua bolle. cala la pasta.
ahhh finalmente si mangia

aprile 27, 2011 at 9:31 pm 1 commento

un po’ di foto senza pretese

Andate a fare un giro pure qua..

http://www.flickr.com/photos/11211004@N04/

se vi va eh..

marzo 20, 2011 at 6:29 pm Lascia un commento

testata nuova

e dopo 4 anni ormai, dall’apertura del blog.. sono riuscita finalmente ad aggiungere una foto (pensata con le cervelluzze che ho e scattata con le mie manine) nella testata.. bene. questo fa anche, la disoccupazione.. avere tutto il tempo per fare tre miliardi di strxxxxate che non si ha mai il tempo di fare. e non vi lamentate eh.. c’ho i tempi lunghissimi io ;)

febbraio 25, 2011 at 11:40 pm 3 commenti

Aspiss

Arriva accompagnato da un’odore fetido.
”Aspiss” e’ la parola che ha imparato e credo voglia dire ‘spicci’ che poi sta per ‘spiccioli’.
Tende la mano, la postura arcuata come un vecchio di 100 anni.
”Aspiss”
Molti neanche lo guardano, alcuni fanno un debole no con la testa, io sono ignobilmente tra questi.
”Aspiss”
Una volta mentre aspettavo il treno l’ho visto sbucare da una galleria, camminava sulle rotaie. Chissa’ dove vive.
Forse proprio sotto questi cuniculi bui della metropolitana. Come un topo di fogna nelle viscere di questa città. Porta con se una coperta in una busta, è la sua casa ambulante, penso.
”Aspiss”
E’ un’uomo di colore, deve avere anche una certa eta’, e’ segnato dalla rassegnazione del suo inferno di buio.
”Aspiss”
Mi sento incazzata. Non so se incazzarmi di piu’ con lui che ha permesso alla sua vita di diventare questo o alle istituzioni che ignorano la sua presenza.
”Aspiss”
Uno di fronte a me sta leggendo un libro di chiesa ed e’ uno dei tanti a non alzare la testa.
”Aspiss”
Faccio un pensiero, lo rimando indietro, Dio non c’entra in queste cose, siamo solo noi a determinare il nostro destino.
”Aspiss”
Sono arrivata a campi flegrei, piove a dirotto ora. Magari la pioggia riuscira’ a lavare via la vergogna.

febbraio 15, 2011 at 5:55 pm Lascia un commento

Effetto valtur

E che c’ho la cazzo della sensibilita’ io, mica no.
Il fatto e’ che, io mi sforzo di pensare che il lavoro non è la mia vita e che gli affetti veri stanno fuori, ma quando passi tante ore insieme alle stesse persone, alla fine il luogo diventa la tua casa e i colleghi la tua famiglia e mica no, sopratutto che per me la mia famiglia e’ una signora anziana che vive in una casa diversa dalla mia.
Ma quando queste cose tu le dici, poi quelli si, che provano tenerezza ma poi col tempo anche no.
Cioe’ se tu ti fai vedere davvero per come sei con le paturnie, i problemi, le cose che ti dimentichi, col fatto che non capisci mai niente (…) finisce che non sei del giro, che sei uno buono solo se capisci pure le mezze frasi, le cose inutili, gli scherzi che ridono tutti pure che non hanno capito nemmeno loro.
Allora va a finire che fai cosi: ti presti al gioco, ti infili una divisa e con quella pure la maschera e fai finta che sei sulla cresta dell’onda che c’hai le palle tu, perche’ forte e beffardo ti vogliono nella squadra, debole no.

3 mesi di contratto. Anzi 2 e mezzo, tant’e la verita’, 13 ore al giorno, passate insieme a districarsi tra cinture, sneakers e cappellini, tutti, rigorosamente logati e poi arriva la fine.
Tanti saluti, baci e abbracci, qualche lacrima che cerchi di non mostrare e qualche contatto di gente che non vedrai piu’ su fb. Che nemmeno me lo volevo fare, ‘sto fb due anni fa, ma questa è un’altra storia e finisce che divago..
Ed eccomi qui, a dover ricominciare tutto d’accapo, un’altra volta.

gennaio 18, 2011 at 12:28 pm 4 commenti

due anni

E’ che a pensarci bene, tutto mi dura un tempo limitato. Piu’ o meno 2 anni.
Ogni nuova passione, ogni convinzione, ogni lavoro.
Persino quella volta li, che fui pronta a giurare che fosse per sempre alla fine è durata solo 2 anni.

A pensar bene si potrebbe dire che sono sempre in evoluzione e di certo cambiare pelle non mi spaventa, ho bisogno di cambiare perchè la vita mi piace, e voglio provare il maggior numero di esperienze nel tempo che mi è stato concesso per viverla. A voler ancora pensare bene si potrebbe credere che sono piena di risorse, di forza, che nulla mi distrugge e che riesco sempre ad emergere dalle ceneri di cio’ che è andato in fumo.

Ma a pensar male si direbbe che sono un’incostante, che cerca di perseguire tutte le vie anzicchè una sola, e che per ognuna imboccata poi ce n’è sempre qualcun’altra che era meglio. Si potrebbe dire che sono un’inconcludente che mi stufo presto e pure un poco mentalmente instabile.

Chissà.. Forse sono vere entrambe le cose, forse un giorno la smetterò di viaggiare, di provare, di assaporare, forse arriverà un giorno in cui finalmente mi fermero’ e mettero’ radici.
Forse sarà lo stesso giorno in cui moriro’ un poco dentro.

novembre 17, 2010 at 12:26 pm 2 commenti

Thailand – the end

Avrei voluto scrivere sulle donne della Tailandia, del loro ridere continuo sottovoce, dell’allegria negli occhi vispi, del loro imbastire ragnatele all’uncinetto mentre aspettano un nuovo cliente da massaggiare sapientemente.
Avrei voluto scrivere della bella serata sulla spiaggia, dei giochi con i fuochi, del tramonto e dei tuoi baci leggeri, dei nostri discorsi, delle mille cose che ci diciamo senza seguire mai un filo logico ma anche dei nostri silenzi nell’aria frizzante portata dalla pioggia, che ci ha fatto abbracciare ancora una volta prima di dormire.
Avrei voluto scrivere della sveglia alle sei del mattino per andare a fare le ultime due immersioni, per salutare pesci, coralli e anemoni, della luce tenue dell’alba, dell’airone che beccava a riva sulla sabbia lasciata nuda dalla bassa marea e del sonnecchiare di molti sotto le palme.
Avrei voluto scrivere delle poche ore passate sulla spiaggia assolata prima di partire, e del viaggio di ritorno terrificante a causa di quella roba che abbiamo messo al mattino nel caffè.
Avrei voluto appunto, ma non l’ho fatto, non ne ho avuto il tempo e forse nemmeno la voglia e adesso sono qui a casa, a Napoli e tu sei qui con me e quando chiuderai quella porta salutandomi con un bacio, comincerà un’altro viaggio, quello del ritorno.

settembre 14, 2010 at 7:57 pm Lascia un commento

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Saggia..mente

Bisogna trovare il proprio sogno perchè la strada diventi facile. Ma non esiste un sogno perpetuo. Ogni sogno cede il posto ad uno nuovo e non bisogna volerne trattenere alcuno. (H. Hesse)

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