qui

qui ed ora. non esiste nient’altro al di fuori di queste mura.
qui. esattamente in questo istante dove culmina il passato e inizia il futuro.
qui sulla mia pelle, dentro il tuo odore, tra le nostre mani tese.
qui. ascolta il silenzio, non dire una parola di piu’.
qui. se ci fai caso, il tempo si ferma.

2 comments gennaio 26, 2010

vento

Accade cosi’. Arriva un vento freddo che non ti aspettavi, che nemmeno volevi. ti scompiglia i capelli, ti gela la faccia e poi se ne va.
Tu, non fai in tempo a voltarti che è già passato.
Io, voglio essere di legno.

Add comment dicembre 27, 2009

via dei tribunali

Scendendo via Duomo, non ho preblemi a riconoscere il vicolo, giro a sinistra senza doverci piu’ pensare. Devo stare attenta nel bauletto ho i piatti nuovi da portare su, sono belli, bianchi, semplici, sembrano fatti di panna.
Via dei tribunali e’ buia, semideserta a quest’ora, il via vai della gente, dei motorini, il rumore delle bancarelle e delle botteghe povere sembra essersi nascosto nei tombini.

Arrivo. Parcheggio. Salgo le scale.
Le volte di tufo, mi sembrano gia’ piu’ familiari.. Riconosco qualcuno nell’androne del palazzo. Saluto. Non ci credo ancora. Dopo anni di esilio, io che vengo a stare qui. Io, che trovo il mio posto nel mondo. Io, che ho sempre sognato di essere come una pianta autoctona di questo dedalo di vicoli. Amo tutto di questi luoghi, perfino lo sporco e lo ‘’sgarrupato” che nella mia visione romanticheggiante diventa ‘la decadenza napoletana’. Amo il vociare, le grida in questa lingua che sento mia come mai prima di questo momento. Amo i panni stesi che sanno di detersivo alla vaniglia. Amo gli odori che escono dalle finestre di caffe’, di ragu’ o di pizza a seconda di quale ora segna l’orologio.

Arrivo al piano. La chiave gira nella serratura. Apro. Accendo la luce.
Dentro l’odore di pulito dei vari detersivi utilizzati per togliere via il passaggio di altri. Ma anche l’odore di noi. Mio e quello della mia amica. Del suo bagno schiuma e della mia crema per i capelli. Poso la spesa sul tavolo. Mi accendo una sigaretta. Stasera sono sola in casa e allora me lo gusto tutto questo silenzio, questa pace infinita. Questo non dover fare o non fare qualcosa. Mi piace poter sparire, ritrovare me stessa, riacchiappare del tempo solo per me.

Respiro profondamente. Sorrido. Ceno con l’insalata di riso comprata poco fa. Ho indosso ancora il cappotto. Fa freddo qui, ma dopotutto anche questa e’ liberta’.

5 comments dicembre 21, 2009

Il meglio deve ancora arrivare (parte 2)

Ad un certo punto succede.
Tutto comincia a girare nel verso giusto. Tutto prende la giusta direzione.
Si sbloccano dei meccanismi altrimenti in stallo..
Ho bisogno di fare pulizia, di chiarire, capire. Allora vediamo:

Ho trovato un nuovo lavoro, che mi piace.
Ho chiuso rapporti sbagliati e ritrovato vecchie amicizie a me molto care.
Ho fatto pace con i fantasmi del passato, e tolto un po’ di ruggine..
Sto perfino vendendo la macchina (finalmente!!)
Sto curando aspetti che fin’ora ho sempre dovuto rimandare.
Piano piano comincio a conoscere me stessa da vicino e questa donna forte e fragile mi piace.
Ho ritrovato il mio tempo e le mie passioni.
E alla fine ho anche trovato casa.

Sento che sono ad una svolta, che è iniziato un nuovo percorso, che sto per partire per un viaggio..
Devo ancora fare luce su qualcosa, sbloccare qualche meccanismo, certo, ma tutto sommato mi sento a buon punto.

E allora, pacca sulla spalla included, dico a me stessa: ‘Dai, continua cosi’, te lo avevo detto che ”il meglio deve ancora arrivare”.
Eccomi di nuovo qui, sorrido sempre ma stavolta mi alzo in piedi e prendo in mano la mia vita.

2 comments novembre 23, 2009

Via A. Moro

Guardo questo posto e mi ripeto, che in fondo ci devo essere stata bene per forza se ci sono rimasta 12 anni.. No, non è cosi’ dice la mia vocina da dentro.. eppure del buono c’era, doveva esserci. O forse è solo che la mia testardaggine, a volte, non ha confini..

Guardo questo posto, la via principale di questa città in una luce opaca e umida d’inverno, è passato poco piu’ di un’anno eppure a me sembra passata una vita intera.. E’ che, se mi guardo indietro mi sembra proprio la vita di qualcun’altro, non la mia..

Guardo questo posto e penso a questo scampolo di week end che mi sono concessa, sorrido dentro pero’, tutto è rimasto uguale, lo riconosco, certe cose proprio non cambiano..

Add comment novembre 21, 2009

eccomi qui

Mare sotto i piedi, scogli bianchi davanti.

Oggi il panorama è cosi’ nitido che mi arriva in faccia come uno schiaffo, mi toglie il respiro. Il giallo del tufo del castello sul mare blu, capri nella sua sagoma immobile di fronte, vele all’orizzonte, sole alto, caldo in questa giornata d’ inverno, l’aria fresca sulla pelle.. Le frasi d’amore scritte sul bianco con le bombolette spray, una decorazione, forse un po’ grottesca di un’amore finito o felice.

Eccomi qui, accovacciata, rinchiusa, rannicchiata su questo muretto. Questa mia solitudine, che non mi fa male, dove mi riposo e mi ritrovo ogni volta, mi piace, mi fa sorridere dentro. Ho smesso, di chiedere, sperare, combattere, correre. Ho smesso. Sono qui senza pormi domande, senza chiedermi di domani, senza fare sogni. Sono anch’io come questi scogli, immobile e senza tempo. Faccio parte anch’io di questo posto come gli scogli, il sole, il mare che da soli non sono che scogli-sole-mare ma che insieme sono un’altra cosa.

Ho cercato a lungo una dimensione, un’appartenenza per poi tornare e trovarla rigogliosa nel punto esatto in cui sono partita, quando disertai da questo marchio a fuoco nel dna. Oggi ne ritrovo il dialetto, i modi di dire, la mentalità indolente, le bestemmie sul sangue e sull’anima e il decadimento dei vicoli bui e umidi. Queste strade, questo mare che sigilla questo lembo di terra e pure un tempo le dava la via di fuga di emigrazione ed esilio. Tutto questo oggi, è casa mia.

Adesso mi gusto l’abbraccio caldo di questa giornata, assaporo ogni istante, con immensa gratitudine, perche’ ogni cosa e’ qui, anche per me. E mentre scrivo, sento come un pizzico dentro, come una piccola luce che brilla, questa e’ la felicita’, ne sono sicura..

Add comment novembre 12, 2009

Porta Nolana

porta nolana

Erano i tuoi luoghi.
Non lo so perché’ ti piaceva cosi’ tanto, forse per le bancarelle di pesce fresco, per quelle dei cinesi dove tu compravi le cose più’ inutili. Forse ti piacevano quegli odori, quei rumori.
Forse ti piaceva la gente che sta solo in quest’angolo di città’.
Sono andata li per trovarti, per sentirti.
Mi manchi papa’. Tanto. Più’ di prima.
Ci sono andata dopo essere stata alla Cgil per le pratiche della successione. Fa caldo, il sole in faccia, le stradine sotto porta nolana, sporche ma anche allegre e colorate. Ho passato la salumeria dove comprammo quella cocchia bella croccante, poi al tabaccaio dove volevi comprare gli orecchini di strass a mamma e l’orologio a me.
Ti dissi di no, papa’ che non faceva niente, non volevo farti spendere soldi. Oggi li ho comprati io, stasera li porto a casa gli orecchini a mamma, le faranno piacere di sicuro. Ho comprato anche l’orologio, ma ho dovuto fargli togliere qualche maglia perché’ mi andava grande e poi l’ho messo subito.
Mi piace pensare che me lo hai regalato tu, che lo comprammo insieme quel giorno. Non lo togliero’ piu’, te lo giuro.
Poi sono andata alla pizzeria, quella fetente con i tavoli di marmo, chissà’ poi perché’ ti piaceva tanto, la pizza non e’ nemmeno un gran che’ ma tu dicevi che era buona allora io mi sono seduta e l’ho ordinata proprio come quel giorno come se tu fossi con me.
Uscendo ho visto la bottega dove comprammo i pantaloni e le polo erano freschi e insitei per farteli comprare, ”Guarda come ti stanno bene, prendili, ti servono” ma tu volevi i jeans e ci impiegai un secolo per convincerti che con i jeans faceva caldo d’estate.
Piu’ in la, la bancarella dove stemmo mezz’ora a discutere se comprare le alici o le orate e le vongole con i lupini. Il pescivendolo ancora urlava, mi è sembrato che non abbia mai smesso da quel giorno.
Ho cacciato dentro le lacrime che salivano su, volevo che questa giornata fosse bella, come fu bella quella.
Non ce ne saranno altre.
Mi dispiace papa’, ero cosi’ presa a combattere, pensavo che la cosa più’ utile che potessi fare era girare per ospedali, prendere appuntamenti ma la mia personale guerra non ha cambiato gli eventi, la tua malattia mi ha sconfitto senza fare una piega.
Solo ora mi accorgo di quanto invece la cosa più’ utile l’abbiamo fatta quel giorno.
Una passeggiata semplice, per comprare il pesce fresco da portare a casa.
Sei qui con me e continuerai ad esserci.

Add comment ottobre 1, 2009

Biagio ‘o surdo

E’ sordo Biagio.
Ma da poco ha messo l’apparecchietto. Un piccolo cece metallico, invisibile nell’orecchio. Per questo qualcuno entra ancora nella sua salumeria e urla per farsi sentire: ”Don Biaaa, miezu chile e chella cocchia la’ ffora”.
Una bottega stretta e buia, dove si vende di tutto, dalla pasta alle mollette per i panni e c’è pure un cestino vicino alla cassa con le siringhe, marca pic-indolor. Le iniezioni a casa della gente le va a fare la moglie. E’ brava, dicono, perchè conosce il trucco del mestiere, il pacchero a mano smerza come anestetico naturale che addormenta la parte prima della puntura con l’ago.
Biagio, ha conosciuto Carmela quarant’anni fa, abitavano nello stesso rione. Palazzine gialle dall’intonaco scrostato quando intorno c’erano ancora campi di fave e papaveri ai bordi delle strade.
Il papa’ di Biagio faceva il verdummaro girando per i vicoli del quartiere con la sua Ape tutta sfasciata, con la portiera attaccata con una fune. Cosi’ ha imparato tutto su vruoccoli, patane e purtualli, quando dopo la scuola aiutava il papa’ a vendere la sua mercanzia.
Ma il suo sogno era un’altro, aprire una puteca pulita e sistemata. Tanti anni di sacrifici e rinunce e alla fine ce l’ha fatta.
Oggi, fuori al suo negozio, c’è la scritta ‘da Biagio’, un bazar che solo a entrarci, rimani stupediato dall’odore di detersivo misto a quello di mortadella, dove non fai in tempo a scegliere un puparuolo bello lucido che la mano di qualche donnona con i capelli tinti nero Napoli, con grossi ricchini a cerchio dorati e le cento immagini della madonna appese in petto, quasi non te lo scippa di mano, poi quasi a giustificarsi tra lo scuorno e l’azzardo: ‘’scusate signuri’, manno vuttato”.
E’ sordo Biagio, dicevo, almeno lo è stato fino a poco tempo fa, prima di mettere la protesi acustica. Arrestava lo sguardo sulle tue labbra e capiva tutto, quello che dicevi e finanche quello che pensavi. ”Nu cuart e cucuzziell” e prima che tu finissi la frase, lui: ”chill bell ruoss pe friere”. Talento della previsione o memoria di ferro nel ricordare il menu’ settimanale di ognuno?
E’ stato sempre sordo Biagio, quando ogni mese, l’ultimo venerdi entrano all’intrasatta nel suo negozio e sempre in due e ad alta voce salutano: ”Sta puteca padre Pio la protegge”. Sempre lo stesso obolo da donare per l’assistenza dei santi chiamati ad intercedere. Offerta, elemosina, carità, o ‘tassa della tranquillità’ che dir si voglia.
Biagio, ora ha messo l’apparecchietto, lo ha detto anche ai suoi ‘devoti impostori’ che lui ora ci sente bene. Che la ‘tassa’ non la vuol piu’ pagare che se è preoccupato per le reazioni è orgoglioso dell’esempio che vuole dare ai suoi figli, come quando girava con l’ape di papa’, perchè si è sfasteriato di acala’ ‘a capa.
Perchè a Padre Pio, quello vero, lui accende ogni domenica un cero in chiesa e aggratis riceve le grazzie.
Anche questo puo’ succedere a Secondigliano. I sordi possono riacquistare l’udito, ritornare ad ascoltare la propria voce, quella di dentro. E non è un miracolo.

Add comment settembre 26, 2009

ipocrisia al telefono

Squilla.
Il tipo posa la forchetta, estrae velocemente dal taschino un modello di quelli in gran moda, gira gli occhi verso destra, fa una smorfia con la bocca che dice ‘chepallepropriomostocacac..’
Il suo ditino va, nervoso, sul touch screen, fa per rispondere e..

”cariiisssssimo, come stai? Ti avrei chiamato proprio nel pomeriggio, volevo chiederti di quella cosa”
(pausa)
”eh, si, si”
(pausa)
”ma lo sai che ci stavo proprio pensando, potremmo andare a mangiarci una cosa in costiera uno di questi giorni”
(pausa)
‘’siiii ma come no, porti pure la tua bella signora”
(pausa)
‘cosi’ approfittiamo e discutiamo di quella cosa, che dici?”
(pausa lunga)
”m m, e e si si, no ma, si, no ma vole, si no volevo dirti..”
(pausa)
”eh e ok. va benisssimo, va bene, facciamo cosi’ allora”
(pausa)
”va, va, va bene, mi faccio sentire io, ti richiamo appena ho buone notizie allora”
(pausa)
”va bene mio caro, lo sai che è sempre un piacere, no, stai sereno non c’è nessun problema, ci penso io, ti abbraccio eheheeh.. va bene, va bene, a presto..”

Riattacca.
Fa una smorfia di quelle che ’stostronzorompicoglionichenemmenomelolevodallepalle’
riposa velocemente il cellulare in tasca, prende la mano di lei.. e..
‘’scusa amore, era solo una persona fastidiosa a cui devo un favore”
Lei lo guarda, ora non sa piu’ se quel ’scusa amore’ è come il ‘mio caro’ di prima..
Io penso. ’sara’ per questo che poi la video chiamata non ha avuto piu’ successo?’
;)

Add comment settembre 14, 2009

point of view

E non c’è mai uno che ha sbagliato pienamente. Uno, cioè, che ha torto e l’altro ragione, ognuno avrà le sue buone motivazioni.

Non si possono capire le azioni altrui se partiamo sempre dal nostro modo di vedere, se giudichiamo un fatto, un’azione, un gesto o una parola confrontandola con quella che avremmo fatto o detto noi.

Comprendere vuol dire provare a mettersi nei panni di un’altro, consapevoli che non c’è mai un modo giusto e uno sbagliato.

Non esiste una verità univoca in nessun caso. Ci sono solo delle verità di comodo che ci piace inventare a nostro beneficio e altre che facciamo finta di non vedere.

Add comment settembre 10, 2009

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Bisogna trovare il proprio sogno perchè la strada diventi facile. Ma non esiste un sogno perpetuo. Ogni sogno cede il posto ad uno nuovo e non bisogna volerne trattenere alcuno. (H. Hesse)

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