Archive for Gennaio 2008
in un soffio
lo sento, ora piu’ che mai il peso, quello che grava sulle mie spalle, il peso di quest’esistenza a volte cosi’ complessa.
Ma poi arrivi tu, in punta di piedi e mi lasci ogni volta un bacio leggero, e quel peso, sembra quasi che non lo sento piu’..
4 comments Gennaio 30, 2008
una telefonata
A volte capita. Qualcuno ti chiama e ti dice che una persona non c’è piu’.. Morta. Resterà solo nei ricordi ed in qualche foto sbiadita.
E io che queste cose non le so proprio fare, oggi devo dare sostegno alle persone che amo, si proprio io che in questi momenti la forza non ce l’ho.. Io che non voglio mai crescere ma oggi mi viene chiesto di farlo.
Ad un certo punto il gioco delle parti si capovolge e le persone che si sono prese cura di te per tutta una vita hanno bisogno di te.. di un caldo abbraccio, di una parola di conforto..
Ecco, questo è il momento, i ruoli si sono ribaltati e io devo essere pronta, devo essera adulta.
4 comments Gennaio 26, 2008
guardarsi fuori
A volte conviene.
Guardarsi e non guardare.
Fuori e non dentro.
Guardarsi scorrere.. Osservarsi come ad uno specchio.. A volte ne manca la possibilità, manca perché chi hai di fronte ti sente ma non ti ascolta. Lo capisci dalle espressioni degli occhi, dalla gestualità.. Allora il tuo mondo di personaggi tanto veri da sembrare falsi, di storie tanto vissute da sembrare inventate, di biancaneve e sette vaghi, di cene rantole, di belle addormentate nei coschi e di voli pindarici rischia di non decollare e restare nascosto.
Raccontarsi.
È come alzare un coperchio ed avere paura che tutti quei racconti custoditi gelosamente scappino via, ma se c’è qualcuno che ti ascolta è come se ti guardassi fuori e le cose più complicate sembrano semplici e girare col cucchiaino una cioccolata calda densa sembra più complicato..
Capisci che ti stanno ascoltando perché i personaggi e i racconti che escono da dentro di te non fanno chiasso cadendo a terra ma vengono riconosciuti e si fissano nell’aria che ti circonda.. E quando i tuoi valzer dei ricordi pindarici prendono forma e decollano, allora riesci a guardarti fuori..
3 comments Gennaio 26, 2008
di piccole cose
A volte ci penso, quando giro in machina e guardo fuori dal finestrino il mondo.. Ognuno di noi, ogni cosa, fa la sua parte ed è partecipe inconsapevolmente del divenire..
Dal finestrino si vedono tante cose; quando la giornata inizia e il cielo è ancora nero della notte, c’è solo silenzio intorno, i tir sono parcheggiati in qualche piazzola di sosta ancora a dormire, qualche operaio con il sonno ancora negli occhi sta andando in fabbrica a fare il turno di mattina, il pasticciere che sforna i cornetti caldi, i camion raccolgono l’immondizia con il loro inconfondibile rumore, un gruppo di ragazzi si ferma ad un bar a fare colazione dopo essere tornati da una notte brava..
Poi le prime luci e la città si mette in moto, le saracinesche si aprono, i gatti cercano cibo, i ragazzi a gruppi fuori dalle scuole decidono se entrare o no, il rumore delle tazzine del bar, la cassiera che la conosco da dieci anni e non ci ho mai scambiato una parola, la gente inizia a a lavorare, lo spazzino che pulisce le strade, il postino che cerca un’indirizzo, un ragazzo scende dal furgoncino e scarica un pacco,per qualcuno sarà una giornata felice, per qualcun’altro molto triste, per la maggior parte una giornata come tante..
Il sole è ormai alto, mi sposto in campagna, mi piace questa sensazione che il mio lavoro mi regala di essere sempre in viaggio. Fuori, nel giardino di una villa una signora anziana seduta al sole sbuccia i piselli, un trattore che lentamente porta il fieno tagliato, un pastore guarda le sue pecore in silenzio, un vecchio si fuma la sua sigaretta fuori al bar del paese, il bosco è silenzioso, ci passo in mezzo, sento il rumore di un fiume che mi regala una pace immensa..
Ritorno in città e tutto scorre, il telefono squilla ancora, mi chiedono cose, mai che qualcuno chiami per dare, il traffico, i rumori delle auto, una donna strattona una figlia troppo piccola e capricciosa ai bordi della strada, arriva il regionale da roma, carico di studenti e di pendolari con addosso troppo stanchezza, un fotografo fuori dall’ingresso del suo negozio aspetta l’orario di chiusura, una donna è uscita dall’ufficio e deve sbrigarsi c’è da preparare la cena e lei ha poco tempo, un uomo si è fermato all’alimentari e carica in macchina due casse d’acqua.
Arriva sera e le luci si abbassano diventano calde e poi blu, si torna a casa, percorro la superstrada, anche oggi ho fatto tanti chilometri e dal finestrino si vedono solo i colori che cambiano, ho voglia della mia casa, di una doccia calda e delle fusa di sophie che mi aspetta ed è allora che penso a tutte queste cose, al fatto che l’esistenza è fatta di piccole cose..
Penso a tutte quelle cose che ho visto dal mio finestrino, il mondo ha fatto il suo giro anche oggi, grazie ad ogni gesto, grazie ad ognuno di noi che ha dato il suo piccolo contributo per il futuro..
3 comments Gennaio 24, 2008
dipanare il bandolo della matassa
‘le scelte che si fanno nella vita sono importanti perchè ne determinano il percorso’ diceva il catechista quando, da piccola andavo all’associazione cattolica (oggi è fotografica ma adesso che ci penso faccio sempre parte di un’associazione)
Non ho mai capito il senso di quella frase, per me che era tutto facile, scegliere il gusto del gelato, il colore delle scarpe, la stanzetta nuova, scegliere cosa mettersi, dove andare ascuola..
fino ad oggi non è stato mai cosi’ difficile scegliere..
E si, perchè questa è davvero una scelta importante che cambierà il corso della mia vita, c’aveva ragione la catechista, c’ho messo 30 anni a capire quello che voleve dire..
Adesso che sono sola, adesso che se sbaglio non posso piu’ correre tra le braccia di mia madre e aspettare che lei sistemi tutto.. Adesso che non è piu’ cosi’ facile..
E piu’ ci penso e piu’ peso i pro e contro di ogni via percorribile e piu’ mi ingarbuglio. Che fare, imbattersi nella nuova sfida seppure con qualche incertezza o restare nella ‘zona comfort’? Lo so qualcuno, (me compresa) direbbe ascolta il tuo cuore, ma il mio cuore adesso non parla, è troppo confuso e non c’è tempo di aspettare.. Devo decidere in fretta, i giorni passano e io devo poter continuare a lavorare in un modo o nell’altro..
E allora penso, penso e penso a quello e a quell’altro e piu’ quardo la cosa da una prospettiva diversa e piu’ si aprono a milioni altre considerazioni.. piu’ ti poni domande e piu’ non trovi le risposte..
Se chiudo gli occhi, una nuova esperienza, lo ammetto mi eccita, mi entusiasma, con essa promesse di crescita e successo professionale.. ma la paura di cambiare e di trovare scheletri nell’armadio mi devasta. Dall’altro lato, la consapevolezza di sapere con chi ho a che fare, la sicurezza di cio’ che conosco e in una condizione nella quale ho sempre creduto.. dalla scrivania mi ‘guarda’ il tappetino del mouse dell’azienda per la quale ho lavorato per 3 anni, mi ricordo che lo portai a casa come un troveo e mi si stringe il cuore..
E adesso.. che faccio? dovro’ pure dipanarlo il bandolo di questa matassa..
6 comments Gennaio 19, 2008
solo per te..
per le tue mani calde..
per il sapore della tua bocca..
per tutte le volte che sai comprendermi anche senza le parole..
per ogni tuo battito di ciglia..
per il sorriso che mi scalda il cuore..
per ogni volta che mi tieni le mani e mi parli guardandomi negli occhi..
per ogni singolo caldo abbraccio..
per la gioia la mattina quando mi arriva il tuo buongiorno..
per ogni cazzata che dici e che mi fa morire dal ridere..
per come mi guardi..
per tutte le volte che con te, mi sento migliore..
per la lotta che abbiamo fatto in macchina prima di fare l’amore..
per le volte che scappo e tu mi insegui..
per quanto sei diverso dal mondo..
per le domeniche che abbiamo passato sul divano a vedere la tele..
per la voglia che ho di te quando non ci sei..
per i tavoli rotti..
per la tua maglia che dorme con me, nel mio letto, da quando me l’hai data..
per i chilometri fatti senza meta..
per il senso di pace e di gioia che mi regali senza fare nulla di speciale..
per le e-mail che sai che tanto le leggo subito..
per il tremolio lieve del cuore quando so che mi aspetti fuori..
per il tuo odore..
per i viaggi che vorremmo fare insieme..
per tutti i tramonti che abbiamo guardato..
per i sorrisi..
per le lacrime..
per le notti insonni passate a pensarti..
per ogni brivido..
per le risate senza motivo..
per ogni volta che mi tocchi mentre guidi..
per ogni bacio quando il semaforo è rosso..
per ogni gesto..
per tutta la cioccolata che poi ci fa venire i brufoli..
per ogni volta che guardo qualcosa e mi sembra che di recente è piu’ bello..
per i sussurri..
per il tempo insieme, che anche se è mattina, non ci sembra così tardi..
per il tuo sostegno, sempre..
per tutte le volte che ti ho fatto aspettare..
per la tua filosofia..
per quella volta che ti ho chiesto un cd e me ne hai portati 7..
per ogni pensiero..
per la moleskine che è orribile, ma tu hai pensato di darla a me..
per il calduccio delle coperte..
per la tua sbadataggine..
per tutte le volte che arrivi da dietro e mi baci sul collo..
per la leggerezza..per tutte queste cose mi ribello e lotto contro il tuo amore.. ma poi grido.. che voglio te, solo te..
6 comments Gennaio 16, 2008
un posto nel mondo
a volte mi chiedo perchè mai deve essere così difficile da trovare..
mi chiedo perchè ci dobbiamo sentire sempre costantemente inappagati, alla ricerca affannosa di qualcosa d’altro..
a volte mi chiedo cos’è questa irrequietezza che si agita in petto, questo battere d’ali che non ci lascia mai in pace..
e se fosse proprio questo il nostro posticino, il nostro pezzetto di mondo che non ne sentiamo il profumo tanto siamo impegnati a cercare altrove?
6 comments Gennaio 14, 2008
cronache semiserie di una passeggiata
esco, un po’ di shopping post-feste, arrivo alla fermata dell’autobus, vedo il 178, corro, ma non ce la faccio, porca** l’ho perso.. Subito dietro, arriva la C67 ma poi a capodimonte gira per i ponti rossi, va bene solo per un tratto, la prendo uguale. Il conducente mi fa salire.
In nessun altro posto, sarebbe successo quello che è successo qui, questa città, la sua gente, è unica. Non c’e niente che le assomigli..
Il conducente divertito dalla mia corsa, comincia ad inseguire il 178, chiacchieriamo, poi lo raggiunge e alla prossima fermata.. zac.. lo prendo..
L’autobus scende il ‘tondo di capodimonte’ passa sul ponte della sanità.. e mi viene in mente che qui, la povertà e la ricchezza convivono a braccetto, basta guardare fuori dal finestrino per rendersene conto. Giu, le palazzine antiche ’sgarrupate’ in un intreccio di vicoli dove il sole non tocca terra, nei bassi.. Sopra, palazzi antichi dalle finestre con le tende pregiate percorrono tutta via S.teresa fino alla attuale via roma (ma a me piace
chiamarla ancora via toledo)
La mia mente corre a S.lucia dove l’odore del mare arriva forte e accompagna il vociarte dei gabbiani, la strada divide i ricchi dai poveri; il quartiere pallonetto dai palazzi bene; ora li, che una volta, quella strada nemmeno c’era.. e dal pallonetto ti affacciavi e vedevi il mare, sotto pescatori e mercanti si affaccendavano a vendere il pesce appena pescato. Ora sul mare si affacciano i turisti, sul mare ora ci sono palazzi ottocenteschi che danno ospitalità ai piu’ lussuosi alberghi della città.. e ancora una volta, miseria e nobiltà che vanno a braccetto..
Mi ricordo che sono in autobus e tra un po’ devo scendere, qui se hai bisogno di un’informazione e chiedi ‘ a che fernata devo scendere per il museo?’ non ti risponde solo quello a cui l’hai chiesto, ma si mobilitano tutti i vicini. E se ci sono pareri discordanti ecco la questione: meglio sendere a piazza dante e prendere il 201 o alle poste centrali e prendere il 211? Anche nel traffico non ti annoi, gli automobilisti si offendono, suonano il clacson inviperti, qualcuno chiacchiera dai finestrini, qui non sei mai solo, fai parte di tutto il sistema, a Napoli non ci si annoia mai..
Napoli, un brulicare continuo di gente, come formiche, una musicalità di voci, di azioni, di botteghe piccole e colorate… qui si tocca con le dita la voglia di stare insieme, la voglia di vivere per strada, la strada che diventa palcoscenico di un teatro a cialo aperto dove gli attori vivono la loro commedia senza nemmeno saperlo, dove la gente ha il sole nel cuore, forse semplicemente perche’ fa caldo e si va in moto o sulla vespa anche nel mese di dicembre.
Nei vicoli ti imbatti in carretti di tutti i tipi dal ‘o muss e o per ‘e purco’ o ‘o bror ‘e purp e a carna cotta’ piu’ avanti il ‘castagnaro di fiducia’ con la scritta ”20 anni di esperienza al vostro servizio, castagne rosso fuoco, tanta maestria e o riest e’ tutta poesia”, fai pochi metri e magari c’hai fame, non hai che da scegliere da ‘vac e press’ trovi un’infinità di pizzette, frittatine, zeppole, scagliuozzi e panzerotti.. più avanti tutto il repertorio della migliore pasticceria napoletana, sfogliate, ricce e frolle, babbà con la panna, la crema e il cioccolato..
E infatti a quest’ora mi è venuta fame e decido per una pizza fritta da ‘di matteo’ ai tribunali, e mentre ti avvicini verso la pizzeria già senti l’odore delle pizze fritte, trovi una fila interminabile che nemmeno se le regalassero, devi andare a prenotarti e il tuo nome viene scritto sotto una lista di 3 pagine, devi aspettare almeno 2 ore. Il pizzaiuolo ogni tanto esce, grida un nome e qualcuno fa una faccia contenta che non vi dico, tutt’intorno, qualcuno se la mangia per strada, qualcuno chiacchiera, così ti capita che nella folla fai amicizia e il tempo passa che nemmeno te ne accorgi..
Allora questo shopping?
Percorro il rettifilo, ma quasi non riesci a vedere le vetrine, distratto come sei dalle bancarelle. Qui non e’ possibile comprare qualcosa senza intavolare una allegra discussione con il commerciante sui cinesi, sulla jervolino, sul problema che incombe dell’immondizia o sulla crescita delle tartarughe d’acqua.. Cosi’ mentre giri ti ritrovi a comprare: cd a 1 euro (originali) di musica celtica, una raccolta jazz, gli u2, carmen consoli, 2 cappelli (6 euro l’uno), un portafoglio fendi (e se e’ favuzo non lo saprai mai, tanto e’ perfetto che il marocchino giurava che fosse originale (10 euro), un collo di pelliccia (8 euro povero animale), una spilla (due euro) e un porta cd da 80 posti a (2 euro), un paio di orecchini brasiliani e quando torni a casa ti ricordi che volevi comprare una giacca..
Non basta un post per descrivere questa città cosi’ speciale che io adoro, non basta una vita per conoscerla, Napoli che ti avvolge, Napoli che ti scalda il cuore.
Vi lascio con la frase scritta su una lastra di marmo in piazza del Gesù Nuovo:
”Napoli e una delle piu antiche città d’europa. I suoi luoghi conservano traccia di preziose tradizioni, di incomparabili fermenti artistici e di una storia millenaria nelle sue strade, piazze ed edifici dove è nata e si e svilipuppata una cultura unica al mondo che diffonde valori universali per un pacifico dialogo tra i popoli. Il suo centro storico, inserito dal 1995 nella lista del patrimonio mondiale Unesco, appartiene all’umanita intera. 5 dic 1997”
1 comment Gennaio 10, 2008
capodanno in piazza
Deserto. Le vie sono completamente deserte, sembra ci sia il coprifuoco.
Mentre raggiungo il parcheggio della metro, le vie buie intorno, sembra vogliano inghiottire qualsiasi cosa capiti loro a tiro. In lontananza si sentono già i fragori dei botti che riempiono il cielo.
Arrivo al parcheggio , deserto anche lui. Stasera non si paga e nemmeno la metro.
Devo aver sbagliato i tempi sono uscita di casa troppo presto, la gente è ancora a tavola a cenare, incurante che la serata che sta per avere inizio abbia una scaletta.
Non ci sono schemi, tempi che si possono imporre a questa città, la gente vive secondo i suoi ritmi.
Salgo le scale mobili, in un’atmosfera che sembra finta, inquietante. Solo una ragazza, si guarda intorno, è nervosa. E’ grassa, vestita rigorosamente di nero, con abiti attillati e troppo corti sull’addome. E’ stata a casa del ragazzo mi dice ‘meno male che ci sei tu, almeno siamo in due, senno’ mi mettevo paura’. Le sorrido come se io potessi salvarla e salvarci se succede qualcosa.
Poi arrivo. Percorro via Toledo, abbastanza deserta anche questa.
Una famiglia esce dalla metro con tanto di ‘paccotto’ di dolci, cammina davanti a me, poi si ferma sotto un portone, citofona, loro sono arrivati, gli ultimi ritardatari e mi fanno ricordare che invece io in realtà non arrivo mai, sono eternamente in viaggio.
Più avanti un barbone a lato della strada, forse ubriaco, sonnecchia, e buon anno pure a te.
Via Toledo, deserta come non l’ho mai vista, le saracinesche dei negozi chiusi, si alternano le luci delle vetrine dei nuovi franchising a quelle spente e vecchie di vent’anni almeno.
A lato i quartieri spagnoli, sonnecchiano pure loro, i miei occhi li percorrono tutti, salgono su fino a castel sant’elmo. Mi ricordo che insieme alla chiesa San Francesco di Paola, alla facciata del porto, e castel dell’ovo si illuminano contemporaneamente degli stessi colori, solo dal mare però è possibile vederli contemporaneamente..
Proseguo. I quartieri che sventolano i loro festoni, un gruppo di ragazzi accende un bengala, 2 euro andati in fumo in poche frazioni di secondi. Forse a quel barbone di poco prima avrebbero fatto comodo.
Alcuni bassi completamente chiusi, bui, spenti, sono a festeggiare da un’altra parte.
Altri sono illuminati, si intravedono da dietro i vetri le luci delle feste, guardo l’ora, stanno ancora allo ‘spaghetto a vongole’. Guardo le mille finestre che si arrampicano fin sopra al vomero come piccoli loculi.
Respiro a fondo, forse sarà inquinata, ma l’aria di Napoli mi appartiene, ogni vicolo, ogni palazzo, ogni sguardo furtivo, stasera che nel cielo ovunque si aprono rose colorate e lasciano l’odore dello zolfo..
Due albanesi mi vengono in contro, canticchiano, ci incrociamo, Napoli solitaria, Napoli che non fa paura o forse si.
Un gruppetto di ragazzi universitari dopo un altro pezzo di strada, sorridono mi guardano, una delle ragazze ha un viso meraviglioso, lunghi capelli biondi le scendono sulle spalle, da sotto un cappello di lana, il suo corpo esile si perde nei suoi vestiti troppo abbondanti e colorati.
Man mano che mi avvicino, il numero delle persone aumenta, arrivo a piazza trieste e trento, i bar sono aperti, c’e tanta gente, molti hanno un’accento strano, sono ‘forestieri’, qui adesso sembra mezzogiorno.
Mi fermo ad un bar, mi siedo, su una sedia di vimini.
Di fianco a me una coppia di veneti, ormai attempati, litigano per le promesse da farsi per l’anno nuovo, dall’altro lato un gruppo di siciliani scherza con il cameriere che prende le ordinazioni, e io penso alla notte che sto per trascorrere.
Sono lontana dai capodanni di quando ero ragazza, che si cenava a casa e poi la fila in bagno con le amiche per truccarsi e andare a ballare. Quelle amiche non ci sono piu’ nella mia vita, troppo impegnate a mandare avanti la loro esistenza, ma sono felice stasera, ogni giorno un piccolo viaggio, una piccola scoperta.
Respiro a fondo di nuovo, serena per la festa che inizia, saluto l’anno 2008 nella piazza in cui mi sono sposata qualche anno fa, mi fa un certo effetto, ma l’ho detto, non arrivo mai, sono sempre in viaggio.
Il cameriere e in piedi, è li che mi guarda e aspetta, quasi a non voler disturbare i miei pensieri.
Poi mi si avvicina e dice ‘la signorina è sola? Non credo’. ‘Si, sono sola’ rispondo, ordino un cappuccino alla nocciola e un cornetto caldo.
Sono sola seduta a questo tavolino, ma non sono sola davvero, a Napoli non si è mai veramente soli..
Buon 2008 a tutti!!
9 comments Gennaio 1, 2008


