un qualsiasi venerdi sera
Febbraio 1, 2008
Ci risiamo. Stasera triade: caffetteria - cena – sushi.
Arrivo. Piove. L’ultima siga prima di entrare, poi si da il via alle danze, guardo il telefono, due messaggi: uno, il solito invito da un Fabrizio che neanche so chi è, che mi invita per l’ennesima volta alla solita serata romana, l’altro, mi fa sempre sorridere dentro ancora prima di leggerlo.
Entro. La calda atmosfera della caffetteria, dove tutti i venerdi ci si incontra, ci si da appuntamento, c’è un mucchio di gente. A gruppi chiacchierano, ridono, si squadrano.. passo tra la gente, saluto qualcuno, è un cerimoniale di ‘ciao, come stai, da quanto non ti vedo’, ma si, tanto se non ti avessi visto non mi sarebbe cambiata la vita e nemmeno la tua, se da domani non dovessi piu’ incontrarti, forse nemmeno me ne accorgerei, e lo stesso vale per te, anzi a dire il vero nemmeno mi ricordo piu’ bene il tuo nome, com’è che ti chiami Rossella, Mirella? mah..
Cerco le mie amiche, passo tra la gente, le trovo e inizia un valzer fatto di sguardi e di parole. Chi è quella? sta con marco il dj, mah.. non è di qui, non l’ho mai vista.. E poi, hai saputo di Francesca? si è licenziata, adesso fa sempre la commessa ma da miss sixties.. Ieri ho visto le tue ex amiche erano da minotti, patetiche.. a me la rossa è stata sempre sulle palle, era con uno vestito di tutto punto adesso se la fa con quelli con i soldi.. Invece tu che mi racconti? Io, Marco non l’ho piu’ chiamato, quello stronzo e chi lo cerca piu’.. L’altra sera invece mi è arrivato un messaggio di Giovanni eh eh, adesso si che che lo faccio filare quello li.. Aspetta, aspetta, ma come si è vestita Nadia? Chi? Si, Nadia la sorella di Andrea, tutta firmata, chissà chi è che la mantiene adesso.. Si va avanti così, tra uno spritz e un vino bianco, meglio se un Muller please.. Ci si squadra, ci si osserva si sparla dello stiletto di cesare paciotti della bionda o della borsa miu miu della bruna del tavolo accanto.
Si vabbè ma io c’ho fame, andiamo a cena?
Mi alzo. Le mie amiche fanno lo stesso. Si percorre lentamente il tratto intasato di gente che c’è da qui alla porta, non si sa mai, ci dovesse scappare qualcuno interessante da salutare? E infatti qualcuno si trova sempre, cosi’ il corteo rallenta, si ferma a tratti, ad interpretare un’altro valzer ‘ciao, ma come stai, stai sempre con Giusy? Ah si? Salutamela è tanto carina.. piu’ avanti riprende ‘ciao bellissimo, baci, baci, allora come va? che fai di bello stasera? ma sai, noi il solito, andiamo a cena, poi forse un salto su al sushi, voi? ok allora ci si vede dopo’
Finalmente si esce. L’aria fredda entra a risvegliarmi i polmoni e i sensi. Accendo un’altra siga prima di proseguire e di rientrare in macchina. Un’altro venerdi sera ha appena concluso la sua prima tappa, ci si rivedrà ancora tutti qui venerdi prossimo, ancora a parlare delle solite cose, ancora a salutare gente di cui non ci frega assolutamente niente, in questo modo di fare che è solo di felicità apparente, in questa coltre pesante di assoluta superficialità. Attori, siamo tutti attori. Ma in fondo non c’è nulla di male ogni tanto, a cullarsi in questa orribbile vuotezza, almeno ti sfolla la mente. Mi rifugio, a volte in questa, per certi versi, piacevole, oziosa abitudine. Le piccole consuetudini hanno per me il loro fascino. Hanno il sapore della certezza. Il calore della ripetizione.
Che tristezza pero’, se riuscissimo a essere un po’ piu’ profondi, un po’ piu’ veri, se riuscissimo a guardarci negli occhi e ad oltrepassare la dura barriera della nostra corazza..
Entry Filed under: il quotidiano. Tag: amiche, caffetteria, parole, saluti, sguardi, stiletto, superficialita', venerdi.
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1.
gratia | Febbraio 2, 2008 at 10:51 am
…spero il dopo “caffetteria” abbia preso un’altra forma…
e allora Buon Sabato!
2.
Daniele | Febbraio 2, 2008 at 5:38 pm
Oh come ti capisco, quante volte capita di rifugiarsi nella stessa monotonia sapendo che a volte fa così bene, dopotutto. Certo, riuscire a guardarsi negli occhi e superare quella corazza è un altro mondo
3.
Tripudiatore | Febbraio 4, 2008 at 8:10 am
Però queste immersioni nella mondanità ti fan capire un sacco di cose.
Per me è quasi sempre disarmante. la capacità di spettegolare delle donne in queste occasioni raggiunge palesemente il suo apice. Noi pisello-dotati siamo più politically-correct: si parla di figa in generale, e le zoccole hanno un nome solitamente solo quando si mente su una precedente avventura ormonale
4.
Emilano | Febbraio 4, 2008 at 2:03 pm
Tripudiatore ha proprio ragione..
“Guardare il mondo con occhi diversi ” costa fatica… serve la volontà di “cambiarsi e capirsi”, in relazione a se stessi e agli altri ( non aggiungo altro altrimenti scado in un `noioso` saggio psico-filosofico ) . Molte volte, semplicemente, non se ne ha voglia… O non è il momento giusto…. sono quei momenti in cui la “noiosa routine superficiale” fa tanto bene, fa “relax e leggerezza mentale” che tanto ci rassicura. Tutto serve, alle giuste dosi..incluse la superficialità, la banalità e la noia.
Il “Take it easy” è un must in questi momenti.
5.
patricia | Febbraio 5, 2008 at 11:18 am
Ecco appunto…quand’è che tu e il passeggiatore del centro storico venite a cena da me?????
Che a me interessa sapere come stai, stellina mia!
6.
principasticcio | Febbraio 8, 2008 at 2:20 pm
Hai proprio ragione! A volte la routine rassicura, come dici tu stessa, ma spesso appiattisce e annoia.
Un caro abbraccio e un buon fine settimana, magari diverso dallo scorso
7.
clematisrose | Febbraio 9, 2008 at 3:16 pm
si @principasticcio questo venerdi è andato decisamente meglio.. @gratia il dopo caffeteria è esattamente uguale, cambiano i locali, un’altra ondata di gente, avolte diversa, a volte identica.. ma va bene cosi’ dopotutto anche la leggerezza deve far parte della routine.. alrimenti.. che noia..
@tripudiatore bello il tuo commento, magari un po’ forte ma è come ‘un’istantanea’ attraverso gli occhi dell’altra meta’ del cielo..