Lettera ad un amico
Maggio 20, 2008
Sono in attesa. Nella sala d’attesa per le chemio.
Non ti chiamo perche’ starai lavorando, come avrai capito non ci sono buone novita’ ma dopo la fase dello sconforto arriva quella della sopportazione e della convivenza con il cambiamento repentino degli eventi.
Ecco proprio di questo volevo parlarti. Di fasi.
La tua e la mia. Diametralmente opposte.
Ieri ci pensavo mentre dispensavo curriculum (lo stesso che abbiamo scritto insieme qualche mese fa) in giro per i negozi nelle piu’ belle vie del centro.
Tu, alla ricerca della felicita’ fatta di costruzione, carriera, ambizioni.
Io, che dopo averle ottenute, ho capito che non mi hanno riempito la vita.
Adesso la mia massima aspirazione e’ di lavorare alla benetton di via Scarlatti, tornare a casa con la metro e sentire l’aria fresca di mare sulla pelle. Ecco, ho voglia di semplicita’, di leggerezza. La ‘famosa’ che e’ diventata, per me, oramai esigenza vitale, dopo che mi sono sentita soffocare dal peso di questa vita, dalle responsabilita’, dalle ambizioni lavorative.
Una separazione, una casa da mantenere e poi vendere, l’associazione, gli impegni, un lavoro dove farsi un mazzo per crescere e restare comunque la sera a casa da sola, e adesso un tumore, quello di mio padre.
Ho detto basta. Voglio una vita semplice. Il carico e’ diventato troppo pesante.
Per assurdo non desisdero altro che un posticino da commessa che mi lasci la testa libera e il cuore leggero. Sapessi che buffo, insieme a me fanno colloqui le ragazzine di 20 anni, ho sbagliato tutti i tempi, mi dico, ho sbagliato percorso, sono cresciuta troppo in fretta, avevo voglia di diventare subito grande, come in un riscatto, dove riuscivo a essere adulta e indipendente. Qualcuno mi dice che e’ un peccato, che sono in gamba e che potrei davvero diventare ‘importante’. In azienda, (adesso lavoro per l’azienda madre) si sente gia’ l’odore di ‘capoarea’, ma a me ormai non me ne frega proprio niente. Il tempo delle ambizioni per me e’ finito. Ma non la sento come una sconfitta, credimi, piuttosto come una grande liberta’..
Una volta ho scritto di una barca e di un tizio che gettava via le cose inutili che gli appesantivano il tragitto. Te lo ricordi? E’ esattamente cio’ che sto facendo in questo periodo, mi libero di tutto cio’ che mi appesantisce il viaggio. Ecco perche’ non e’ una sconfitta ma una scelta consapevole. Che strana la vita, come si cambia nel tempo, quanti giri fa la nostra anima e il nostro cervello, gli avvenimenti che cambiano la rotta.. Ops.. Forse ho davvero esagerato.. Leggila con calma, quando avrai un po’ di tempo da dedicarmi.. Poi magari ci faccio anche un post..
Entry Filed under: riflessioni. Tag: ambizioni, amico, lettera, libertà.
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1.
clematisrose | Maggio 20, 2008 at 12:31 pm
vabbè scrivo e i commento pure da sola!! (no scherzo, questa è stata la risposta)
”Letta tesoro e preferisco risponderti a parole, con maggiore calma.. Immaginavo quanto mi hai scritto.. ti voglio bene, anche se lontano.. ti bacio napulicchia mia..”
2.
Emiliano | Maggio 24, 2008 at 7:01 pm
“Più leggera sarà la barca, più facile governarla nella bufera”… o qualcosa di simile… ecco, vorrei non averti fatto cononscere questa verità …
3.
patricia | Maggio 28, 2008 at 8:08 am
Lia…il nostro percorso è così simile…
alleggeriamoci…ma non perdiamoci…