Archive for Luglio 2009

per papa’

Come faccio ora a sentire questo vento sulle guance?
Com’e possibile che anche stamattina ci sia questo cielo azzurro?
Oggi i bambini giocavano nel cortile e le donne stendevano per le strade il profumo delle faccende..
Ma io, non posso non chiedermi com’e possibile che il tempo continui a scorrere, com’e possibile che il mondo non si sia fermato.

Ci mancherai papa’, il vuoto che lasci intorno e’ disarmante ma tu eri fatto per agire, per fare, non per attendere, la condizione cui eri costretto non era per te, tu che amavi cosi’ tanto la vita e le persone. Mi hai insegnato ad essere quella che sono e ora mi hai insegnato anche a morire.

Le persone a cui vogliamo bene non muoiono, scivolano solo dall’altra parte della vita, chiudono gli occhi. Solo questo.
E l’ amore di chi e’ stato accanto a loro, di chi, per loro ha speso il tempo, le parole e le lacrime, li fa essere sereni.
E più grande è il nostro amore più grande sarà la loro serenità.

Tu sei rimasto qui, nei nostri cuori e se i cuori riusciranno a non dimenticare allora resterai per sempre accanto ad ognuno di noi.

2 comments Luglio 30, 2009

come un seme

Non ce l’ho un post da scrivere per te, papa’, sarebbe troppo poco, voler racchiudere in qualche riga la persona che sei. Non riuscirei a raccontare le cose che mi hai insegnato, quelle che abbiamo vissuto, in cosi’ poco..
Quello che so e’ che sei stato il seme che dentro di me ha germogliato e che oggi mi fa assomigliare a quella che sono e a quello che sei.
Il patrimonio piu’ grande che potessi lasciarmi sono la tua gioia di vivere ed i tuoi ideali, la tua testardaggine, il tuo bisogno di capire sempre, la tua forza enorme ma anche la tua debolezza.
Ora so che negli anni in cui sono stata lontana mi sono persa un sacco di cose che il tempo non mi ha fatto piu’ recuperare. Mi spiace, papà, potessi tornare indietro farei scelte diverse.
Ma anche adesso che ti guardo, ti riconosco perfettamente, la tua agitazione, la tua rabbia, la smania nel cercare la morte, sono il segno che anche stavolta non vuoi piu’ aspettare.
Lo so che hai paura, me lo hai detto qualche sera fa, io non ho avuto una risposta, non ero pronta..
Ma te lo dico ora, so che puoi ancora sentirmi.
”Non avere paura papa’, stai sereno, ci sono io qui con te, non ti succedera’ niente di brutto, sono sicura che ti succederanno solo cose belle, te lo prometto”

Add comment Luglio 28, 2009

Giusy

Il campanello d’emergenza suona nel corridoio.
Le guance paffute dal sonno e i capelli arruffati. Arriva con lo smalto rosso Natale lucido dei suoi 27 anni.
Senza paura, sa cosa fare. E’ veloce, precisa, sicura.
Lei non lo sa, forse non ci pensa, è il suo lavoro ma di notte Giusy guarda in faccia alla morte.

Add comment Luglio 19, 2009

Il giorno prima

‘Il giorno prima della felicità stavamo per mancarla’. Mentre Don Gaetano parlava, guardavo la finestra del terzo piano. Ancora non era arrivato, per me, il giorno prima della felicità.
Lo volevo sapere. Non volevo, che all’improvviso capitava e non me ne accorgevo il giorno prima.

(il giorno prima della felicità – Erri De Luca)

Add comment Luglio 18, 2009

Il buio

Ad uncerto punto non c’è piu’ niente.
Qualcuno ha spento l’interruttore del sole.
Sono ferma, immobile, vuota.
Non c’è la mia stanza, non ci sono i colori delle mie cartoline, il caldo impossibile, il mio letto che non ho rifatto, le cose in terra che dovrei mettere a posto.
Il nulla intorno.
Era cosi’ pure l’altra volta, non c’era niente intorno a noi ma l’altra volta era diverso.. te la ricordi?
Sono nuda, senza difese, vulnerabile, come mi dice la gente ultimamente, non me lo ricordo piu’ quand’è stato l’ultima volta che sono stata cosi’.
Oggi ho perso anche l’ultimo barlume di lucidità e sono scesa giu’ a picco, toccando il fondo.
E’ il prezzo che pago per vivere sempre troppo da vicino le cose, ci vado dentro io, senza riserve.
Ora, mi devo convincere che non ero cosi’ importante per te, credevo che era un’amore cosi’ grande che avrebbe potuto oltrepassare le montagne, a te è bastata un’incomprensione..
Io non avrei mai fatto nulla per perderti, ero convinta che fosse il miracolo piu’ bello che ci potesse accadere, ti avrei amato, protetto contro il mondo intero, come la cosa piu’ cara che hai.

Non dovevi farmi questo, è brutto. E’ proprio brutto.
Mi hai lasciato nell’inferno, non c’è piu’ niente intorno.
Solo il buio.

Add comment Luglio 16, 2009

Il Mare che mi manca..

.. non è quello dei lidi pieni di gente, della musica giusta in voga quest’anno, del lettino piu’ vicino alla riva possibile, dell’olio secco superabbronzante al profumo di cocco e degli aperitivi al tramonto con gli amici.. Si, lo so, anche questa è estate, piacevole modo di passare la giornata afosa e rinfrescare i propri vezzi, ma non è Il Mare che mi manca..
In quest’estate, per me senza mare, Il Mare che mi manca è il Mare dentro, qualcosa che ho con me come un ricordo lontano..

”Don Gaetano penso’ che mi serviva un’esperienza di mare. Conosceva un pescatore di Mergellina che si era trasferito a Ischia. Organizzo’ per me un’uscita con lui. Salii sull’ultimo battello del giorno. Dal molo accanto partivano gli emigranti, io me ne andavo in gita. Ero spaesato con le mani in grembo, che non sapevo dove appoggiarle. La traversata mi confuse i sensi, il fumaiolo buttava il nero di seppia contro il sole calante, le vibrazioni del motore facevano il solletico alla pelle. i morsi dati a una pizza fritta con la ricotta dentro, mi staccavano per la prima volta dalla città. Salutavo con gli occhi la distanza che mi allontanava. C’era un’addio in quel paio di ore di traversata, non capivo se triste o felice.
Sbarcai sull’isola di sera. Mi aspettava sul molo un’uomo basso e massiccio con un basco in testa. Mi fece sorridere dicendo: ”Quanto si’ luongo, vicini facimmo ‘a miccia e ‘a bomba”. Andammo alla marina, spingemmo la sua barca e guadagnammo il mare con i remi. Era una sera che allargava i pori, dove giravo gli occhi mi meravigliavo. Niente luna, bastavano le stelle alla vista lontana. Le luci dell’isola si persero dietro di noi. Davanti e sopra il cielo traboccava di galassie. Dal cortile del palazzo non si poteva vedere quanto ammasso c’era. Studiato a scuola, l’universo era una tavola imbadita per ospiti con il telescopio. Invece stava steso a occhio nudo e somigliava a una mimosa di marzo, fiorita a grappoli, stracarica di punti scombinati, gettati alla rinfusa nella chioma, cosi’ fitta da nascondere il tronco. Scendevano fino al bordo della barca, li vedevo tra i remi e sopra il basco ben calcato in testa. Quell’uomo, il pescatore, non ci faceva caso.
Davvero poteva un’uomo abituarsi a quello? Stare in mezzo alle stelle e neanche scrollarsele di dosso?
Grazie, grazie dicevano gli ochhi per essere li. A largo disse: ”Fai tu” e mi dette i remi. Lunghi da spingere stando all’impiedi, faccia a prua. Mi disse di puntare ad un promontorio. Lui si mise a innescare un filo lungo dal quale partiva ogni pochi metri una lenza e un’amo.
(…)
Dopo due ore si mise lui ai remi e io a calare lentamente il filo con le cento esche. Quando finimmo cominciava il giorno. Intorno a noi, sopra la superfice del mare passo’ un brivido, le alici minacciate dal tonno salivano a pallone e saltavano fuori, l’acqua s’increspava del loro sciame in fuga. Ci stavamo in mezzo, il pescatore afferro’ il retino e lo calo’ a casaccio nel mucchio. Ne tiro’ fuori una manciata viva che rovescio’ in un secchio. Quello era rubare.
Spunto’ il sole strisciando, un rumore di gas che prende fuoco, il fornelletto acceso e ci poso’ una macchinetta stinta e ammaccata. Si bagno’ la testa e si rimise il basco, feci pur’io la mossa. Il caffè fischio’ aria nel becco come un gallo. Sollevo’ la tazza verso il sole, per saluto al giorno che saliva. bevemmo tirando nel naso il suo odore di terra in mezzo al largo, a miglia dalla costa.
Su suo segno puntai alla secca, un campo in mezzo al mare da riconoscere attraverso traguardi: doveva spuntare intera la sogoma del promontorio di Sant’Angelo e l’isola di Vivara doveva prendere la forma della foglia d’alloro.
(…)
Calammo le lenze innescate a pezzetti di totano. Primo sali’ dal fondo il bianco scintillante dell’ombrina, poi lo scorfano rosso, scatenato. Il mare sotto l’attrito del sole comincio’ ad andare, onde lente spostavano la barca fuori campo. Correggevo ai remi la deriva. Era l’ora di attesa prima di andare a ritirare il filo lasciato appeso a due galleggianti. Andammo a recuperarli. A bracciate lente, regolari, rimetteva il filo nelle ceste. Dopo cinquanta metri, sali’ sotto bordo una murena. La alzo’ con un retino, le tolse di bocca il morso inghiottito e la getto’ in una tinozza. Segui’ una cernia piccola, una media e il sarago glorioso, orgoglio di chi torna dalla pesca.
Un paio di volte s’induri’ il filo, incastrato in qualche punto del fondale. Mi comando’ di remare in una direzione, indovinando il verso da cui liberare. Finimmo e dividemmo il turno ai remi. Si andava a verso di corrente, ogni bracciata si appoggiava ad una spinta di poppa.
Arrivammo alla spiaggia di partenza che le campanr chiamavano messa a mezzogiorno. Mi offri’ la cernia piccola e mi strinse la mano. Mi sanguinava per mancanza di pratica di remi. Avevamo scambiato dieci parole nei momenti giusti.
Sul battello di ritorno mi stesi a dormire sui sedili di legno profumati di vernice e sale. Mi sveglio’ un marinaio che eravamo arrivati. Era già città intorno. Non l’avevo sentita avvicinare. per un po’ fui stordito senza capire dove dovevo andare, fare cosa. Mi rianimo’ il bruciore delle mani.
A sera Don Gaetano, cucinò al pomodoro la piu’ buona cernia del mondo, spolpata fino a lasciare la lisca prosciugata.”

(Il giorno prima della felicità – Erri De Luca)

5 comments Luglio 14, 2009

di parole e di tempo

Troppe parole mi hai detto.
Troppo tempo ci hai messo.

Io te l’avevo detto che i sogni hanno bisogno di sapere che siamo coraggiosi, che scoprire di avere un sogno e fare finta di essersi sbagliati è morire un poco dentro.

Ho cercato di spiegarti che l’amore quando arriva ha bisogno di volare, lui se ne frega delle nostre vite, vuole tutto, si prende ogni pensiero, ogni battito, ogni respiro.

Troppe parole ci siamo detti, seduti a quei tavolini improbabili, dove ci salutavamo con mille abbracci, baci senza respiro, carezze da cui poi dovevamo andarci a nascondere.

Hai avuto la presunzione di potermi mettere in un’angolo come una delle tue pratiche da affrontare in un secondo momento.

Ho cercato di dirti che non potevamo sceglierlo il momento opportuno, perche’ quando arriva e ti sconvolge la vita non e’ quasi mai quello giusto.

Troppo tempo servito solo a spegnere cio’ che non ha avuto mai nemmeno il tempo per esistere davvero.

Io sono stata qui, ho cercato di esserci, anche nel tempo del silenzio, sempre, comunque e tu lo sentivi lo so, io ti sentivo fortemente in ogni mio istante.

‘Non ti aspetto per sempre’ ti ho detto, perche’ a volte nemmeno l’amore e’ per sempre, figuriamoci un’attesa.

Troppe parole mi hai detto che adesso sono solo piene di aria.
Troppo tempo ci hai messo per cercare di spiegare, valutare, capire cio’ che va solo vissuto.

2 comments Luglio 9, 2009

Lentamente Muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

(P. Neruda)

1 comment Luglio 8, 2009

In casa Tua

Comincio a perdermi.
La mia tenacia perde forza. Persino la mia rabbia e’ svanita.
La stanchezza affiora nel mio cuore.
Non vorrei, ma non riesco piu’ a controllare niente, ne lo stato delle cose, ne i miei stati d’animo.
Mi sono smarrita, tutto si è fatto tremendamente complicato, riesco a mala pena a seguire gli eventi e questo mi fa paura.
Prima gli davo la caccia, lo inseguivo, riuscivo a tenergli testa, a dargli filo da torcere, ora gioca a nascondino con me e quasi lo sento ridere da dietro l’angolo prendendomi in giro.
A volte mi sento anestetizzata, paralizzata anch’io.
Oggi ho deciso di venirti a trovare e sono in questo posto bellissimo che dicono sia la tua casa.
Non so nemmeno cosa chiederti, forse non ho nulla da chiederti, forse non mi sento nemmeno in diritto di chiederti nulla.
So solo che anch’io, piccolo puntino su questa terra, sono qui e nelle tue mani.

2 comments Luglio 4, 2009


Sono passati di qui:

Saggia..mente

Bisogna trovare il proprio sogno perchè la strada diventi facile. Ma non esiste un sogno perpetuo. Ogni sogno cede il posto ad uno nuovo e non bisogna volerne trattenere alcuno. (H. Hesse)

Fol…lia

Io dico che..

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