Il Mare che mi manca..

Luglio 14, 2009

.. non è quello dei lidi pieni di gente, della musica giusta in voga quest’anno, del lettino piu’ vicino alla riva possibile, dell’olio secco superabbronzante al profumo di cocco e degli aperitivi al tramonto con gli amici.. Si, lo so, anche questa è estate, piacevole modo di passare la giornata afosa e rinfrescare i propri vezzi, ma non è Il Mare che mi manca..
In quest’estate, per me senza mare, Il Mare che mi manca è il Mare dentro, qualcosa che ho con me come un ricordo lontano..

”Don Gaetano penso’ che mi serviva un’esperienza di mare. Conosceva un pescatore di Mergellina che si era trasferito a Ischia. Organizzo’ per me un’uscita con lui. Salii sull’ultimo battello del giorno. Dal molo accanto partivano gli emigranti, io me ne andavo in gita. Ero spaesato con le mani in grembo, che non sapevo dove appoggiarle. La traversata mi confuse i sensi, il fumaiolo buttava il nero di seppia contro il sole calante, le vibrazioni del motore facevano il solletico alla pelle. i morsi dati a una pizza fritta con la ricotta dentro, mi staccavano per la prima volta dalla città. Salutavo con gli occhi la distanza che mi allontanava. C’era un’addio in quel paio di ore di traversata, non capivo se triste o felice.
Sbarcai sull’isola di sera. Mi aspettava sul molo un’uomo basso e massiccio con un basco in testa. Mi fece sorridere dicendo: ”Quanto si’ luongo, vicini facimmo ‘a miccia e ‘a bomba”. Andammo alla marina, spingemmo la sua barca e guadagnammo il mare con i remi. Era una sera che allargava i pori, dove giravo gli occhi mi meravigliavo. Niente luna, bastavano le stelle alla vista lontana. Le luci dell’isola si persero dietro di noi. Davanti e sopra il cielo traboccava di galassie. Dal cortile del palazzo non si poteva vedere quanto ammasso c’era. Studiato a scuola, l’universo era una tavola imbadita per ospiti con il telescopio. Invece stava steso a occhio nudo e somigliava a una mimosa di marzo, fiorita a grappoli, stracarica di punti scombinati, gettati alla rinfusa nella chioma, cosi’ fitta da nascondere il tronco. Scendevano fino al bordo della barca, li vedevo tra i remi e sopra il basco ben calcato in testa. Quell’uomo, il pescatore, non ci faceva caso.
Davvero poteva un’uomo abituarsi a quello? Stare in mezzo alle stelle e neanche scrollarsele di dosso?
Grazie, grazie dicevano gli ochhi per essere li. A largo disse: ”Fai tu” e mi dette i remi. Lunghi da spingere stando all’impiedi, faccia a prua. Mi disse di puntare ad un promontorio. Lui si mise a innescare un filo lungo dal quale partiva ogni pochi metri una lenza e un’amo.
(…)
Dopo due ore si mise lui ai remi e io a calare lentamente il filo con le cento esche. Quando finimmo cominciava il giorno. Intorno a noi, sopra la superfice del mare passo’ un brivido, le alici minacciate dal tonno salivano a pallone e saltavano fuori, l’acqua s’increspava del loro sciame in fuga. Ci stavamo in mezzo, il pescatore afferro’ il retino e lo calo’ a casaccio nel mucchio. Ne tiro’ fuori una manciata viva che rovescio’ in un secchio. Quello era rubare.
Spunto’ il sole strisciando, un rumore di gas che prende fuoco, il fornelletto acceso e ci poso’ una macchinetta stinta e ammaccata. Si bagno’ la testa e si rimise il basco, feci pur’io la mossa. Il caffè fischio’ aria nel becco come un gallo. Sollevo’ la tazza verso il sole, per saluto al giorno che saliva. bevemmo tirando nel naso il suo odore di terra in mezzo al largo, a miglia dalla costa.
Su suo segno puntai alla secca, un campo in mezzo al mare da riconoscere attraverso traguardi: doveva spuntare intera la sogoma del promontorio di Sant’Angelo e l’isola di Vivara doveva prendere la forma della foglia d’alloro.
(…)
Calammo le lenze innescate a pezzetti di totano. Primo sali’ dal fondo il bianco scintillante dell’ombrina, poi lo scorfano rosso, scatenato. Il mare sotto l’attrito del sole comincio’ ad andare, onde lente spostavano la barca fuori campo. Correggevo ai remi la deriva. Era l’ora di attesa prima di andare a ritirare il filo lasciato appeso a due galleggianti. Andammo a recuperarli. A bracciate lente, regolari, rimetteva il filo nelle ceste. Dopo cinquanta metri, sali’ sotto bordo una murena. La alzo’ con un retino, le tolse di bocca il morso inghiottito e la getto’ in una tinozza. Segui’ una cernia piccola, una media e il sarago glorioso, orgoglio di chi torna dalla pesca.
Un paio di volte s’induri’ il filo, incastrato in qualche punto del fondale. Mi comando’ di remare in una direzione, indovinando il verso da cui liberare. Finimmo e dividemmo il turno ai remi. Si andava a verso di corrente, ogni bracciata si appoggiava ad una spinta di poppa.
Arrivammo alla spiaggia di partenza che le campanr chiamavano messa a mezzogiorno. Mi offri’ la cernia piccola e mi strinse la mano. Mi sanguinava per mancanza di pratica di remi. Avevamo scambiato dieci parole nei momenti giusti.
Sul battello di ritorno mi stesi a dormire sui sedili di legno profumati di vernice e sale. Mi sveglio’ un marinaio che eravamo arrivati. Era già città intorno. Non l’avevo sentita avvicinare. per un po’ fui stordito senza capire dove dovevo andare, fare cosa. Mi rianimo’ il bruciore delle mani.
A sera Don Gaetano, cucinò al pomodoro la piu’ buona cernia del mondo, spolpata fino a lasciare la lisca prosciugata.”

(Il giorno prima della felicità – Erri De Luca)


Entry Filed under: pensieri presi in prestito. Tag: , , , .

5 Comments Add your own

  • 1. Emiliano  |  Luglio 15, 2009 at 9:50 am

    Ti capisco bene.
    Odori, profumi, colori, atmosfere… quella sensazione di primitiva emozione, più profonda di tutto, carnale..
    A pensarci seriamente, basta così poco per risentirsi parte di un tutto…
    Grido …

    Replica
  • 3. clematisrose  |  Luglio 30, 2009 at 7:05 pm

    Qualche sera dopo aver scritto questo post, iniziai a leggere in una camera d’ospedale questo libro di Erri DeLuca. Cominciai proprio da qui, da questo pezzo.

    Replica
  • 4. messico  |  Settembre 1, 2009 at 6:18 am

    a tutti quelli che come me amano il mare leggo ora questo libro e ringrazio chi mi ha donato queste sensazioni insieme a tanto altro

    Replica

Leave a Comment

Required

Required, hidden

Some HTML allowed:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <pre> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Trackback this post  |  Subscribe to the comments via RSS Feed


Sono passati di qui:

Saggia..mente

Bisogna trovare il proprio sogno perchè la strada diventi facile. Ma non esiste un sogno perpetuo. Ogni sogno cede il posto ad uno nuovo e non bisogna volerne trattenere alcuno. (H. Hesse)

Fol…lia

Io dico che..

Calendario

Luglio: 2009
L M M G V S D
« Giu   Ago »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

Io guardo cosi'..

io e stef

it's me

Stef jocking

More Photos

meta

a

tag

aiuto amore aspettare attesa benvenuto cambiare capire capodanno casa coraggio estate felicità freddo frosinone fuori gatta impegni inzio ipocrisia lavoro libertà mani mare morte napoli Natale occhi parole paura post rabbia ricominciare ricordi ritorno sanità sogni sorriso superficialita' tempo veloce vento verità viaggio vita vuoto

Blogroll

spam stopped

Archivi

Commenti Recenti

lia su via dei tribunali
Io su via dei tribunali
clematisrose su via dei tribunali
lasalamandrina su Il meglio deve ancora arrivare…
Anonimo su Lentamente Muore