due anni
novembre 17, 2010 at 12:26 pm 2 commenti
E’ che a pensarci bene, tutto mi dura un tempo limitato. Piu’ o meno 2 anni.
Ogni nuova passione, ogni convinzione, ogni lavoro.
Persino quella volta li, che fui pronta a giurare che fosse per sempre alla fine è durata solo 2 anni.
A pensar bene si potrebbe dire che sono sempre in evoluzione e di certo cambiare pelle non mi spaventa, ho bisogno di cambiare perchè la vita mi piace, e voglio provare il maggior numero di esperienze nel tempo che mi è stato concesso per viverla. A voler ancora pensare bene si potrebbe credere che sono piena di risorse, di forza, che nulla mi distrugge e che riesco sempre ad emergere dalle ceneri di cio’ che è andato in fumo.
Ma a pensar male si direbbe che sono un’incostante, che cerca di perseguire tutte le vie anzicchè una sola, e che per ognuna imboccata poi ce n’è sempre qualcun’altra che era meglio. Si potrebbe dire che sono un’inconcludente che mi stufo presto e pure un poco mentalmente instabile.
Chissà.. Forse sono vere entrambe le cose, forse un giorno la smetterò di viaggiare, di provare, di assaporare, forse arriverà un giorno in cui finalmente mi fermero’ e mettero’ radici.
Forse sarà lo stesso giorno in cui moriro’ un poco dentro.
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1.
Valeria Di Domenico | febbraio 6, 2011 alle 7:45 pm
La parola “radici” non mi piace, e ancora meno amo l’immagine che evoca. Le radici affondano nel suolo, si contorcono nel fango e si sviluppano nelle tenebre. Trattengono l’albero prigioniero da quando nasce e lo nutrono in virtù di un ricatto: “Se ti liberi, muori. “Gli alberi si devono rassegnare, hanno bisogno delle radici: gli uomini, no. Noi respiriamo la luce, aspiriamo al cielo e, quando veniamo ficcati sotto terra, è per marcire. La linfa del suolo natale non risale dai piedi alla testa; i piedi servono solo per camminare. A noi importa solamente delle strade: sono le strade che ci guidano – dalla povertà alla ricchezza, oppure a un’altra povertà; dalla schiavitù alla libertà, o alla morte violenta. Promettono, ci portano, ci spingono, poi ci abbandonano. E allora stramazziamo morti come siamo nati, sul ciglio di una strada che non abbiamo scelto.Il contrario degli alberi, le strade non spuntano dal suolo a caso, dove germoglia un seme. Come noi, hanno un’origine. Un’origine illusoria, perché le strade non hanno mai punto di partenza reale. Prima di quella curva ce n’era un’altra; e prima di questa un’altra ancora. L’origine dita irreperibile, giacché a ogni incrocio si incontrano altre strade che hanno altre origini. Se si dovesse tener conto di tutte le confluenze, si farebbe cento volte il giro della Terra.
Amin Maaluf “Rdici”
2.
clematisrose | febbraio 25, 2011 alle 10:35 pm
ma questo vale tutto un post..
un bacio.