Archivio per febbraio 15, 2011
Aspiss
Arriva accompagnato da un’odore fetido.
”Aspiss” e’ la parola che ha imparato e credo voglia dire ‘spicci’ che poi sta per ‘spiccioli’.
Tende la mano, la postura arcuata come un vecchio di 100 anni.
”Aspiss”
Molti neanche lo guardano, alcuni fanno un debole no con la testa, io sono ignobilmente tra questi.
”Aspiss”
Una volta mentre aspettavo il treno l’ho visto sbucare da una galleria, camminava sulle rotaie. Chissa’ dove vive.
Forse proprio sotto questi cuniculi bui della metropolitana. Come un topo di fogna nelle viscere di questa città. Porta con se una coperta in una busta, è la sua casa ambulante, penso.
”Aspiss”
E’ un’uomo di colore, deve avere anche una certa eta’, e’ segnato dalla rassegnazione del suo inferno di buio.
”Aspiss”
Mi sento incazzata. Non so se incazzarmi di piu’ con lui che ha permesso alla sua vita di diventare questo o alle istituzioni che ignorano la sua presenza.
”Aspiss”
Uno di fronte a me sta leggendo un libro di chiesa ed e’ uno dei tanti a non alzare la testa.
”Aspiss”
Faccio un pensiero, lo rimando indietro, Dio non c’entra in queste cose, siamo solo noi a determinare il nostro destino.
”Aspiss”
Sono arrivata a campi flegrei, piove a dirotto ora. Magari la pioggia riuscira’ a lavare via la vergogna.



