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Porta Nolana

porta nolana

Erano i tuoi luoghi.
Non lo so perché’ ti piaceva cosi’ tanto, forse per le bancarelle di pesce fresco, per quelle dei cinesi dove tu compravi le cose più’ inutili. Forse ti piacevano quegli odori, quei rumori.
Forse ti piaceva la gente che sta solo in quest’angolo di città’.
Sono andata li per trovarti, per sentirti.
Mi manchi papa’. Tanto. Più’ di prima.
Ci sono andata dopo essere stata alla Cgil per le pratiche della successione. Fa caldo, il sole in faccia, le stradine sotto porta nolana, sporche ma anche allegre e colorate. Ho passato la salumeria dove comprammo quella cocchia bella croccante, poi al tabaccaio dove volevi comprare gli orecchini di strass a mamma e l’orologio a me.
Ti dissi di no, papa’ che non faceva niente, non volevo farti spendere soldi. Oggi li ho comprati io, stasera li porto a casa gli orecchini a mamma, le faranno piacere di sicuro. Ho comprato anche l’orologio, ma ho dovuto fargli togliere qualche maglia perché’ mi andava grande e poi l’ho messo subito.
Mi piace pensare che me lo hai regalato tu, che lo comprammo insieme quel giorno. Non lo togliero’ piu’, te lo giuro.
Poi sono andata alla pizzeria, quella fetente con i tavoli di marmo, chissà’ poi perché’ ti piaceva tanto, la pizza non e’ nemmeno un gran che’ ma tu dicevi che era buona allora io mi sono seduta e l’ho ordinata proprio come quel giorno come se tu fossi con me.
Uscendo ho visto la bottega dove comprammo i pantaloni e le polo erano freschi e insitei per farteli comprare, ”Guarda come ti stanno bene, prendili, ti servono” ma tu volevi i jeans e ci impiegai un secolo per convincerti che con i jeans faceva caldo d’estate.
Piu’ in la, la bancarella dove stemmo mezz’ora a discutere se comprare le alici o le orate e le vongole con i lupini. Il pescivendolo ancora urlava, mi è sembrato che non abbia mai smesso da quel giorno.
Ho cacciato dentro le lacrime che salivano su, volevo che questa giornata fosse bella, come fu bella quella.
Non ce ne saranno altre.
Mi dispiace papa’, ero cosi’ presa a combattere, pensavo che la cosa più’ utile che potessi fare era girare per ospedali, prendere appuntamenti ma la mia personale guerra non ha cambiato gli eventi, la tua malattia mi ha sconfitto senza fare una piega.
Solo ora mi accorgo di quanto invece la cosa più’ utile l’abbiamo fatta quel giorno.
Una passeggiata semplice, per comprare il pesce fresco da portare a casa.
Sei qui con me e continuerai ad esserci.

Add comment Ottobre 1, 2009

Il Mare che mi manca..

.. non è quello dei lidi pieni di gente, della musica giusta in voga quest’anno, del lettino piu’ vicino alla riva possibile, dell’olio secco superabbronzante al profumo di cocco e degli aperitivi al tramonto con gli amici.. Si, lo so, anche questa è estate, piacevole modo di passare la giornata afosa e rinfrescare i propri vezzi, ma non è Il Mare che mi manca..
In quest’estate, per me senza mare, Il Mare che mi manca è il Mare dentro, qualcosa che ho con me come un ricordo lontano..

”Don Gaetano penso’ che mi serviva un’esperienza di mare. Conosceva un pescatore di Mergellina che si era trasferito a Ischia. Organizzo’ per me un’uscita con lui. Salii sull’ultimo battello del giorno. Dal molo accanto partivano gli emigranti, io me ne andavo in gita. Ero spaesato con le mani in grembo, che non sapevo dove appoggiarle. La traversata mi confuse i sensi, il fumaiolo buttava il nero di seppia contro il sole calante, le vibrazioni del motore facevano il solletico alla pelle. i morsi dati a una pizza fritta con la ricotta dentro, mi staccavano per la prima volta dalla città. Salutavo con gli occhi la distanza che mi allontanava. C’era un’addio in quel paio di ore di traversata, non capivo se triste o felice.
Sbarcai sull’isola di sera. Mi aspettava sul molo un’uomo basso e massiccio con un basco in testa. Mi fece sorridere dicendo: ”Quanto si’ luongo, vicini facimmo ‘a miccia e ‘a bomba”. Andammo alla marina, spingemmo la sua barca e guadagnammo il mare con i remi. Era una sera che allargava i pori, dove giravo gli occhi mi meravigliavo. Niente luna, bastavano le stelle alla vista lontana. Le luci dell’isola si persero dietro di noi. Davanti e sopra il cielo traboccava di galassie. Dal cortile del palazzo non si poteva vedere quanto ammasso c’era. Studiato a scuola, l’universo era una tavola imbadita per ospiti con il telescopio. Invece stava steso a occhio nudo e somigliava a una mimosa di marzo, fiorita a grappoli, stracarica di punti scombinati, gettati alla rinfusa nella chioma, cosi’ fitta da nascondere il tronco. Scendevano fino al bordo della barca, li vedevo tra i remi e sopra il basco ben calcato in testa. Quell’uomo, il pescatore, non ci faceva caso.
Davvero poteva un’uomo abituarsi a quello? Stare in mezzo alle stelle e neanche scrollarsele di dosso?
Grazie, grazie dicevano gli ochhi per essere li. A largo disse: ”Fai tu” e mi dette i remi. Lunghi da spingere stando all’impiedi, faccia a prua. Mi disse di puntare ad un promontorio. Lui si mise a innescare un filo lungo dal quale partiva ogni pochi metri una lenza e un’amo.
(…)
Dopo due ore si mise lui ai remi e io a calare lentamente il filo con le cento esche. Quando finimmo cominciava il giorno. Intorno a noi, sopra la superfice del mare passo’ un brivido, le alici minacciate dal tonno salivano a pallone e saltavano fuori, l’acqua s’increspava del loro sciame in fuga. Ci stavamo in mezzo, il pescatore afferro’ il retino e lo calo’ a casaccio nel mucchio. Ne tiro’ fuori una manciata viva che rovescio’ in un secchio. Quello era rubare.
Spunto’ il sole strisciando, un rumore di gas che prende fuoco, il fornelletto acceso e ci poso’ una macchinetta stinta e ammaccata. Si bagno’ la testa e si rimise il basco, feci pur’io la mossa. Il caffè fischio’ aria nel becco come un gallo. Sollevo’ la tazza verso il sole, per saluto al giorno che saliva. bevemmo tirando nel naso il suo odore di terra in mezzo al largo, a miglia dalla costa.
Su suo segno puntai alla secca, un campo in mezzo al mare da riconoscere attraverso traguardi: doveva spuntare intera la sogoma del promontorio di Sant’Angelo e l’isola di Vivara doveva prendere la forma della foglia d’alloro.
(…)
Calammo le lenze innescate a pezzetti di totano. Primo sali’ dal fondo il bianco scintillante dell’ombrina, poi lo scorfano rosso, scatenato. Il mare sotto l’attrito del sole comincio’ ad andare, onde lente spostavano la barca fuori campo. Correggevo ai remi la deriva. Era l’ora di attesa prima di andare a ritirare il filo lasciato appeso a due galleggianti. Andammo a recuperarli. A bracciate lente, regolari, rimetteva il filo nelle ceste. Dopo cinquanta metri, sali’ sotto bordo una murena. La alzo’ con un retino, le tolse di bocca il morso inghiottito e la getto’ in una tinozza. Segui’ una cernia piccola, una media e il sarago glorioso, orgoglio di chi torna dalla pesca.
Un paio di volte s’induri’ il filo, incastrato in qualche punto del fondale. Mi comando’ di remare in una direzione, indovinando il verso da cui liberare. Finimmo e dividemmo il turno ai remi. Si andava a verso di corrente, ogni bracciata si appoggiava ad una spinta di poppa.
Arrivammo alla spiaggia di partenza che le campanr chiamavano messa a mezzogiorno. Mi offri’ la cernia piccola e mi strinse la mano. Mi sanguinava per mancanza di pratica di remi. Avevamo scambiato dieci parole nei momenti giusti.
Sul battello di ritorno mi stesi a dormire sui sedili di legno profumati di vernice e sale. Mi sveglio’ un marinaio che eravamo arrivati. Era già città intorno. Non l’avevo sentita avvicinare. per un po’ fui stordito senza capire dove dovevo andare, fare cosa. Mi rianimo’ il bruciore delle mani.
A sera Don Gaetano, cucinò al pomodoro la piu’ buona cernia del mondo, spolpata fino a lasciare la lisca prosciugata.”

(Il giorno prima della felicità – Erri De Luca)

5 comments Luglio 14, 2009

chiuso per ferie

e si mi prendo le ferie.. lavorative e non..

Stacco, chiudo, un po’ da tutto per la verità.. non credo che postero’ presto, in compenso spero di..

andare a ballare spessissimo
di abbronzarmi tantissimo 
di divertirmi moltissimo..

i problemi e tutto il resto? faccio ciao con la manina, ci vediamo a settembre.. :)

ps. ciao a tutti e BUONE VACANZE!!

5 comments Agosto 6, 2008

varie ed eventuali

Cosi’ scrivo nelle mail di lavoro quando non so bene quali saranno i temi trattati, cosi’ posso sempre scrivere tutto qello che mi salta in testa, senza una precisa indicazione.
Bene, mi dico, davanti al foglio bianco: da dove comincio?

E cosi’ mi sento oggi, cosi’ voglio scrivere, a ruota libera, senza meta, tutto è cosi’ pazzescamente confuso e rallentato e non è da me.
Lo so che ultimamente sono stata un ‘tantino’ pesante e che forse ho annoiato chi è passato , per sua sfortuna, di qui, oggi pero’ ho voglia di leggerezza in questo stato di galleggiamento nel quale mi sento, come al mare, quando ti lasci cullare dalle onde, incurante del tempo che passa.
La primavera è arrivata, il giorno, qui, c’è un sole caldissimo e la sera fa freddo come se fosse inverno, che palle, mi dico, quando arriva l’estate? Già guardo le riviste con i nuovi costumi da sfoggiare in spiaggia, ma poi l’estate arriverà pure lei, e mi lamentero’ del troppo caldo.. chissà che faro’ quest’estate appunto, non lo posso proprio programmare stavolta, la mia vita cambia in funzione degli eventi ultimamente, non in funzione di cio’ che scelgo e allora che fare? si puo’ solo aspettare..
Oddio che fiacca, si, sarà la mancanza di ferro, mi bevo quelle bottigliette schifose che dopo un paio mi passa la voglia e le ripongo nel cassetto.. ma perchè dico io, non inventano qualcosa che non sappia di nulla? E poi c’è l’integratore per la ritenzione idrica, quello per il transito intestinale e mi ritrovo a bere bottigliette varie di natura e colore che fanno venire il voltastomaco.
La gatta mi guarda, sono due giorni che siamo come due anime gemelle, la mia amica morbida e a strisce, miagola, mi si struscia, le gratto la pancia e lei socchiude i suoi grandi occhi gialli..
E andiamo avanti, negli alti vertici aziendali stanno decidendo le mie sorti e io sogno solo un tranquillo posticino come commessa in un negozietto, la sera dopo il lavoro respirerei l’aria mentre mi avvicino alla fermata dell’autobus e invece no, sto qui, rientro, poso la macchina in garage e tempo che sbrigo qualcosa al pc, una chiacchierata al telefono, mangio una cosa qualsiasi che si sono fatte già le 11 di sera e devo andare a dormire.. il tempo non mi basta mai..
L’amore.. eh.. proprio oggi si patrlava di sogni che sono belli finchè rimangono tali e treni che passano e che non li prendi o si e poi te ne penti, chi ci puo’ dire qual’è la scelta giusta? Chissà se poi esiste davvero o è solo fatto di chimica e ormoni come negli animali.. e se fosse solo opera dell’essere umano, che provvisto di intelletto, si è dovuto complicare per forza la vita, ficcandoci dentro, lacrime, sogni e speranze? Ve lo immagginate una specie di ‘google’ dove uno ci mette la domanda e esce la cose giusta da fare? Dai, sarebbe una figata!! troppe cose devo scegliere oggi a questo punto e proprio non mi va, ah si.. parlavamo dell’amore.. e già .. e chi ci capisce niente? uhm.. non lo so piu’.. vabbè..

E adesso basta pero’, senno’ poi finisco il barattolo della nutella e me la prendo con la ritenzione idrica. Uhm..
Che faccio lo rileggo? dai almeno per correggre gli errori.. ma no, ve l’avevo promesso, doveva essere di getto e cosi’ sia, spingo il tastino e pubblico..

4 comments Aprile 25, 2008


Sono passati di qui:

Saggia..mente

Bisogna trovare il proprio sogno perchè la strada diventi facile. Ma non esiste un sogno perpetuo. Ogni sogno cede il posto ad uno nuovo e non bisogna volerne trattenere alcuno. (H. Hesse)

Fol…lia

Io dico che..

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