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via Claudio Monteverdi,12
Mi ricordo la vasca piena di abbondante acqua calda e olii profumati, con lo stereo a palla con la mia musica preferita.
Le ore passate fuori al giardino a potare, irrigare, concimare.
Le cenette con gli amici, nelle sere d’estate al fresco di una meravigliosa bignonia e col profumo di gelsomini.
Gigi che scorrazzava felice.
Briciola che si mangiava la passiflora e il concime per il limone che non ne ha mai portato uno a buon fine.
La caldaia guasta che le imprecazioni in aramaico si sprecavano.
La piu’ dura battaglia: l’amministratore e i suoi conteggi.
Il ragazzino odioso del piano di sopra che la domenica mattina suonava il piano divinamente.
Il divano piu’ bello e morbido dove guardare i film, col cartone di pizza al taglio davanti.
La mia micetta che faceva le fusa e per gioco mi graffiava le mani.
Gli inseparabili che litigavano e poi si baciavano.
Dormire con le amiche dopo essere tornate la mattina dopo dai locali al mare.
La libertà di girare in mutande.
Il silenzio della solitudine.
Le canne fumate con un’amico importante.
Chiamare il 118 in piena notte dopo un collasso per una colica.
I pranzi della domenica a base di te, fette biscottate e gelato.
…
Poi ad un certo punto la vita cambia e non ti chiede il permesso.
Lasciare non è mai facile, per questo l’ho fatto in fretta e con freddezza, per non accorgermene davvero.
Le cose cambiano, bisogna rinnovarsi continuamente, riadattarsi, cambiare velocemente vita e pelle.
Oggi è un capitolo chiuso. Venduta. Mutuo estinto. Sabato la consegna delle chiavi.
Oggi faceva caldo a Capua, 36 gradi dicevano e in fin dei conti si è trattato di mettere un paio di firme e salutare tutti affettuosamente, fare gli auguri ai nuovi proprietari.
Ma i ricordi, quelli non te li leva nessuno e fanno parte della persona che sei..
Add comment Giugno 10, 2009
frosinone
Eccomi. sono tornata dopo poco piu’ di un mese, ancora a fare pacchi ahimè..
E poi un’uscita. Ci stava. Che strano.
Mi sento un pesce fuor d’acqua. Ritrovare visi, luoghi, immagini. Sempre le stesse passerelle. Sempre la stessa vetrina, dove apparire cio’ che non si è, è piu’ importante di essere.
Tacchi alti, lampade, lucido vernice sulle labbra e tanto vuoto.
Passerelle che non mi appartengono piu’ o forse non mi sono mai appartenute. Qualcuno mi chiamava ‘la turista’, qualcun’altro mi diceva, che si vedeva che non ero di qui. Eppure ci ho provato ad esserci, per anni ho cercato di sentirmi a casa, di fare miei questi posti, questi visi e queste abitudini.
Rileggo queste poche righe. Che palle mi dico, scrivo sempre gli stessi post. pero’ giuro che questo è l’ultimo. Ma va bè.. provo lo stesso a godermi la serata va..
Add comment Luglio 13, 2008


