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Amico bello, amico caro
Non e’ che ci avessi messo tante speranze, ad una certa eta’ il cuore si e’ pure un poco indurito.
Lui aspetta, mi dico, e’ convinto che solo il tempo ti dira’ quando una persona diventa un’amico.
Aspetta di vedere se ci sono delle cose come la lealta’, l’attenzione e l’affetto, che restano oltre le belle serate delle feste orbit, oltre il passaggio in macchina, oltre le risate e la musica a tutto volume. D’altro canto, non c’e’ molta differenza con l’amore, se si parla di cuore, i tempi dell’innamoramento, dell’euforia sono i medesimi.
Poi, talvolta accade, ad un certo punto come negli amori che non sono tali, arriva il tradimento, succede che ci sono altri interessi come un lavoro da tenersi stretto con le unghie a tutti i costi, e finisce che è meglio schierarsi dalla parte giusta e amalgamarsi in quella coltre di meschine cattiverie gratuite, meglio fiorire in piccole callunnie, per scherzo tanto per non essere dalla tua parte, che forse comporterebbe un piccolo prezzo.
Cosi’, per sentirsi piu’ accettati, non importa chi si calpesta, nemmeno se e’ quella con la quale hai condiviso pochissimo tempo prima serate e risate.
E non e’ che non mi chiedo in cosa ho sbagliato, e ammesso che ci sia qualcosa su cui interrogarsi, resta sempre la grande legge del punto di vista.
Vabbè.. segna va’..
Pero’, povera piccola, che pena mi fai, ma non lo sai che la vita è una ruota? Un giorno quando ti troverai tu al mio posto, allora forse lo capirai e io staro’ li, sulla sponda del fiume e ridacchiero’ inerme.
Passo sul ponte della sanita’, Napoli mi riempie i polmoni e il cuore di gioia. Sorrido, qui e’ sempre cosi’ per me, mi basta guardare fuori dalla finestra dell’autobus per sentirmi felice..
3 comments Febbraio 3, 2009
in silenzio
Vergini. Quartiere sanita’.
Tra bancarelle, gente e case accatastate come scatole di fiammiferi, motorini come api impazzite arrivano da ogni lato.
Odori familiari di bucato steso e di qualche altra cosa che non ricordo piu’.
Da troppo tempo non bazzico piu’ in questi posti.
Nei bassi e nelle piccole botteghe sporche dei vicoli stretti, la gente si affanna in operose faccende.
Sono venuta alla ricerca della casa di mio padre, sono venuta a riprendermi un pezzo che mi appartiene.
Le gambe vanno, avide di ricerca, salgo per i cristallini, poi in una via scavata nel tufo.
Qui la strada è stretta che a stento ci passa una macchina eppure è a doppio senso di marcia.
Guardo in alto, i palazzi alti, scrostati, tagliano il blu del cielo.
La salita è faticosa, sudo nonostante il vento freddo, c’è silenzio intorno, qualcuno mi guarda, non mi riconosce, e io mi sento come un turista.
In alto, si vedono già le palme di capodimonte.
Non l’ho trovata, la fotografia che ho in mente e’ troppo sbiadita e lontana.
E’ finito un’altro piccolo viaggio dei miei, quelli fatti di silenzi e di ascolto. Avrei voluto che fossi stato con me, avrei voluto farti vedere questa città con i miei occhi.
Mi sei mancato. Tanto.
10 comments Marzo 21, 2008


