Post contrassegnati 'vuoto'
la bestia
Arriva da lontano ma è veloce, talmente forte che mi arriva dentro come uno schiaffo in pieno viso.
Eppure era li, da qualche parte nella mia testa, aspetta solo il momento buono per tornare.
Riaccende ricordi, mi fa rivivere momenti che non ci potranno piu’ essere.
Come flash che danzano davanti ai miei occhi e che riaprono ferite sanguinanti. Dentro allo stomaco sento una morsa che mi toglie il respiro e mi getta nel vuoto.
E’ il dolore della tua assenza.
A volte, sono stanca di essere forte, voglio anch’io il diritto di essere debole.
Il buio
Ad uncerto punto non c’è piu’ niente.
Qualcuno ha spento l’interruttore del sole.
Sono ferma, immobile, vuota.
Non c’è la mia stanza, non ci sono i colori delle mie cartoline, il caldo impossibile, il mio letto che non ho rifatto, le cose in terra che dovrei mettere a posto.
Il nulla intorno.
Era cosi’ pure l’altra volta, non c’era niente intorno a noi ma l’altra volta era diverso.. te la ricordi?
Sono nuda, senza difese, vulnerabile, come mi dice la gente ultimamente, non me lo ricordo piu’ quand’è stato l’ultima volta che sono stata cosi’.
Oggi ho perso anche l’ultimo barlume di lucidità e sono scesa giu’ a picco, toccando il fondo.
E’ il prezzo che pago per vivere sempre troppo da vicino le cose, ci vado dentro io, senza riserve.
Ora, mi devo convincere che non ero cosi’ importante per te, credevo che era un’amore cosi’ grande che avrebbe potuto oltrepassare le montagne, a te è bastata un’incomprensione..
Io non avrei mai fatto nulla per perderti, ero convinta che fosse il miracolo piu’ bello che ci potesse accadere, ti avrei amato, protetto contro il mondo intero, come la cosa piu’ cara che hai.
Non dovevi farmi questo, è brutto. E’ proprio brutto.
Mi hai lasciato nell’inferno, non c’è piu’ niente intorno.
Solo il buio.
frosinone
Eccomi. sono tornata dopo poco piu’ di un mese, ancora a fare pacchi ahimè..
E poi un’uscita. Ci stava. Che strano.
Mi sento un pesce fuor d’acqua. Ritrovare visi, luoghi, immagini. Sempre le stesse passerelle. Sempre la stessa vetrina, dove apparire cio’ che non si è, è piu’ importante di essere.
Tacchi alti, lampade, lucido vernice sulle labbra e tanto vuoto.
Passerelle che non mi appartengono piu’ o forse non mi sono mai appartenute. Qualcuno mi chiamava ‘la turista’, qualcun’altro mi diceva, che si vedeva che non ero di qui. Eppure ci ho provato ad esserci, per anni ho cercato di sentirmi a casa, di fare miei questi posti, questi visi e queste abitudini.
Rileggo queste poche righe. Che palle mi dico, scrivo sempre gli stessi post. pero’ giuro che questo è l’ultimo. Ma va bè.. provo lo stesso a godermi la serata va..



